Uno Bianca e trame nere

Uno Bianca e trame nere
Dal 1987 al 1994 Emilia Romagna e Marche sono attraversate da un impressionante crescendo di violenza, che ha come protagonista una banda di rapinatori ed assassini, composta da ben cinque poliziotti in servizio – tra cui Roberto, Fabio e Alberto Savi - e da loro complici, capace di portare a termine 103 azioni criminali, causare 24 vittime e 102 feriti. Compito dell’autrice non è qui quello di rievocare i singoli eventi di cronaca, ma di ricostruire un periodo del terrore contestualizzandolo in una dimensione più ampia e di offrire, attraverso l’esame degli atti processuali e la raccolta di testimonianze, un piano di lettura nuovo e ricco di interrogativi tutt’ora irrisolti...
Antonella Beccaria conduce il lettore in un viaggio all’inferno che inizia a muovere i suoi passi nel 1987 con le rapine a vari caselli autostradali, disseminati lungo l’A14 tra Bologna e Pesaro, per poi addentrasi nelle sedi dei supermercati coop ed accanirsi contro i distributori di benzina tra l’89 ed il ’91; passando attraverso l’omicidio dei tre carabinieri al Pilastro, sino a giungere agli assalti alle banche ed agli uffici postali. Capitolo dopo capitolo il rosario sgranato dei morti e dei feriti trova corrispondenza nella scansione delle pagine, che illuminano di una luce spietata e radente le specifiche modalità con cui la banda della “Uno Bianca” ha continuato ad essere il nefasto contrappunto della vita quotidiana della riviera romagnola. Al di là dei volti di protagonisti e comprimari e delle truci vicende che scandiscono la parossistica attività del clan diretto dai fratelli Savi, il resoconto annoda riscontri e dati di fatto che apparentemente legano questi episodi ad altre vicende che si sono consumate in quegli stessi anni : la strage alla stazione di Bologna e quella di Peteano, l’inchiesta di Tangentopoli ed il mistero della Falange Armata, inerpicandosi lungo gli impervi crinali di Gladio, dei servizi segreti deviati ed alcuni spezzoni del terrorismo internazionale – la banda del Brabante Vallone su tutte - con cui emergono inquietanti collegamenti. La chiave di lettura che ci viene offerta è che non ci si trovi dinanzi ad un’organizzazione arrogante e violenta che agiva in maniera autonoma ed incontrollata, né ad un frammento impazzito delle forze dell’ordine. Ma piuttosto di una struttura a cui fosse deliberatamente consentito di occupare uno spazio all’interno di una strategia ben più articolata, che aveva i suoi mandanti all’interno di alcuni apparati deviati dello Stato. Antonella Beccaria ha indagato, interrogato, raccolto testimonianze e confessioni tra i colleghi degli arrestati, funzionari delle forze dell’ordine, inquirenti, giornalisti, testimoni e magistrati. E ha ricavato dati che gettano una luce inquietante sull’intero scenario, al di là dell’impatto di sangue. La possibilità di percorrere espedienti meno rischiosi per arrotondare il magro stipendio, il bilancio complessivo dei proventi ricavati dalle rapine stilato in coda al libro, l’accertata presenza di depistaggi, le incomprensibili lacune e faide giudiziarie, nonché l’immotivata efferatezza con cui sono stati compiuti alcuni agguati portano molte frecce al suo arco, consentendole di avanzare ipotesi sulla base di riscontri oggettivi. Non è certo la prima volta che un libro del genere tenta l’operazione di mettere l’informazione al centro della scena, ma questa volta l’operazione mi pare riesca del tutto. Si parte dall’esame dell’incredibile ed efferata scia di sangue, dalle diverse storie in cui caddero vittima numerose persone innocenti (semplici passanti o servitori dello stato troppo zelanti), per proseguire con l’attenta decifrazione delle carte processuali e concludere, paradossalmente, riaprendo un ventaglio di ipotesi e di domande che non trovano ancora, a distanza di anni, alcuna risposta definitiva. E’ soprattutto questo che mantiene vive le sue testimonianze oltre la cronaca : alla nostra memoria non pacificata giova assai ricordare quei giorni, quella lunga ed inutile striscia di sangue, quell’incubo interminabile, quei fatti italiani.

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