Uomini in guerra

Uomini in guerra
“Che ci abbiano dato via, che ci abbiano spedito, spedito via! Perché tutte si sarebbero vergognate di non avere un eroe”: così tuona un tenente all'interno di un ospedale militare in riferimento alle mogli dei soldati, portando la discussione, o meglio il monologo, su cosa manchi di più nel periodo di guerra, sulla solitudine e la distanza che si crea fra i combattenti e la propria famiglia... Marschner, empatico e sensibile, e Weixler, giovane cinico e volitivo, si ritrovano fianco a fianco in una battaglia, il primo con la consapevolezza di quanto sta succedendo (e per succedere), il secondo con voglia di vincere e senza alcun rimorso... Johann Bogdán sta tornando a casa: la nostalgia per la sua terra, la bella moglie ed i suoi cari si trasforma a poco a poco, mano a mano che si avvicina, in angoscia: sapranno riconoscerlo con questo volto sfigurato? Sapranno di nuovo amarlo e lui potrà tornare ad essere il Johann Bogdán che era partito tempo fa oppure ormai è troppo tardi, qualcosa è irreversibilmente cambiato nel suo animo, oltre che nel suo volto?
Sei episodi crudi, terribili. Quando viene descritta una tale sofferenza e disumanità, una tale ingiustificata e ingiustificabile violenza, si rimane davvero senza parole. Verrebbe semplicemente da consigliare di leggere Uomini in guerra senza aggiungere altro, perché la sensazione che rimane addosso è di sgomento e di impotenza. Il linguaggio a tratti poetico cozza terribilmente con le immagini sanguinose e devastanti di miseria, morte e di incomprensione generale, quasi di follia che pervade le scene, sia in campo di battaglia, sia nell'ospedale militare, sia nell'intimo di molti protagonisti. “Così miserevole era la vista di queste creature abbandonate da Dio, che si avvinghiavano con i denti e le unghie a quel poco di vita, spiate da ogni lato dalla morte, su di loro ogni secondo era come un'eternità”: bastano queste poche righe a far capire la potenza narrativa dell'autore di quest'opera ritrovate che la Keller inserisce, di dovere, nel suo progetto editoriale dedicato al centenario della Prima Guerra mondiale.

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