Uomo di tungsteno

Uomo di tungsteno
Vittorio Serra nasce nel 1958 mentre suo padre, l´ingegner Umberto, è a Bruxelles per l´inaugurazione dell´Atomium, la gigantesca rappresentazione dell´atomo. L´ingegnere, però, è destinato a perdersi sia la nascita del figlio sia l´inaugurazione, a causa di un terribile incidente che accade nello stesso momento nella sua miniera di Pasquaneira. Sei o sette morti, carbonizzati. Un disperso. Il destino di Vittorio è segnato da questo evento. Anche a distanza di anni, quando ormai sembra aver ricalcato totalmente le orme del padre, nel lavoro e nel successo, e quando forse dovrebbe occuparsi del suo matrimonio disgregato, fallito, drammaticamente terminato con la scomparsa della moglie, Vittorio deve invece avere a che fare con il passato. Che torna per chiedergli il conto, prima di proseguire verso il futuro, seguendo il suo corso, lento come un grande fiume, come il Tago…
Uno stile diretto, tagliente, metallico. Un ritmo battente, come un lavoro di miniera, come l´estrazione di una storia dall´amalgama del tempo e delle storie. Una scelta sapiente delle parole, anzi una setacciatura, per separare le più pesanti, le più dense di significato, ed usarle. Perché non serve perdersi in inutili damascature per raccontare emozioni profonde, siano queste travolgenti o inquietanti. Bastano pochi tagli di lama e i personaggi vengono fuori da soli, emergono dalle ombre delle miniere e della notte di Lisbona. Un racconto breve, un´oretta di evasione totale. Un bel libro da portare durante un viaggio, una bella storia da portare nel ricordo.

 

 

 
 
 
 
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