Valori

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Mati Oliván è una direttrice di filiale. La carriera in banca le è costata immensi sacrifici e forse anche la crisi coniugale in corso. Il marito, Paco, imprenditore intrallazzato e donnaiolo, ormai la cornifica senza neppure lo scrupolo del pudore; lei vorrebbe lasciarlo ma non sa come dirlo a Mar, la figlia adolescente, cui nessuno dei due sembra prestare tempo e attenzioni sufficienti. La ragazzina, chiusa in camera, prepara svogliatamente la verifica di Storia mentre sfoga su Twitter il proprio rancore verso la madre, prodiga di divieti e punizioni. La donna impiega tutte le proprie energie nel tentativo patetico di “spararsi le ultime cartucce”; con indosso minigonne imbarazzanti, eccessive trasparenze, trucco marcato e volgare, rincasa sempre più tardi tentando di “rifarsi una vita”, mentre la ragazzina si ritrova da sola. Mar vive immersa nel proprio sogno di fare la cubista, tra un capitolo e l’altro si scatena sul tavolo; ha un talento per la danza e un provino imminente in una grande discoteca. Mentre sculetta, ammiccate e compiaciuta riprendendosi con la videocamera per postare i video su YouTube, il povero Fermín Galán affronta fiero e sprezzante il plotone di esecuzione al grido di “Viva la Repubblica!”. Purtroppo il tentativo del 1930 di instaurare la Repubblica è fallito, Alfonso XIII siede ancora sul trono di Spagna, ma meno saldamente. Galán muore consapevole di non essersi sacrificato invano, la monarchia avrà i giorni contati nonostante la disfatta di Jaca. I pensieri della bambina schizzano da un desiderio all’altro come vetri rotti, e le schegge si proiettano fuori da quella casa dove si sente in cattività. Gli amici la evitano, anche la sua migliore amica, Alba, non si è degnata di invitata alla propria festa di compleanno. Poi c’è padre Casimiro: frate croato anziano, logorroico, in attesa della morte in quello che sembrerebbe un ospizio, ha la coscienza gravata dai sensi di colpa per gli immondi peccati commessi: dalla pratica della sodomia alle torture perpetrate a danno dei serbi durante la Seconda guerra mondiale non si è fatto mancare nulla. Ha assolto assassini, ucciso a propria volta, infine pregato con le stesse mani lordate di sangue. Infine ricompaiono Mati e l’amica Flor. Si sono trasferite in un’altra città della Spagna, la loro vita è cambiata…

 

Valori è un romanzo arzigogolato, mette a dura prova il lettore e lo sfinisce demotivandolo fin dall’inizio con un’alternanza repentina di scenari temporali e narrativi che rende il racconto intermittente, scomposto, frammentario. Dallo sculettamento al plotone di esecuzione corre a stento un capoverso. La vicenda contemporanea, principale, viene continuamente interrotta da una narrazione storica volutamente libresca e pedante, fitta di dati, circostanziata. Lo scoramento del lettore sfiora il fastidio quando subentra di punto in bianco la voce sproloquiante del frate, inarrestabile nel soliloquio relativo agli eventi che hanno visto il coinvolgimento della chiesa croata contro i propri nemici. Duecento pagine di cui non si capisce il senso né l’utilità riguardo lo sviluppo narrativo. Eliminata questa parentesi, del tutto a sé stante ‒ poteva essere tagliata senza nulla togliere alla storia ‒ riappare infine Mati. La trama inizia a farsi interessante, fluisce, ma purtroppo siamo giunti alle ultime cento pagine, non è affatto scontato che tutti ci siano arrivati. Clara Usón, autrice di sette romanzi, nota in Italia per aver pubblicato ‒ sempre con Sellerio ‒ La figlia, è considerata dalla critica letteraria una delle voci più promettenti della letteratura spagnola contemporanea. Ciononostante e con grande rammarico Valori rimane un libro noioso e inutilmente contorto, cui pare sia stata appiccicata ad arte una complessità concettuale a posteriori che dovrebbe fungere da filo conduttore delle tre storie altrimenti montate in una sequenza incomprensibile e straniante: le differenti scale di valori nelle varie epoche, con le relative conseguenze per l’umanità. Un romanzo nel complesso deludente, di cui pur si apprezza l’indiscutibile qualità della scrittura e la caratterizzazione dei personaggi, specie della protagonista Mati; purtroppo non all’altezza della fama di una scrittrice che la stampa spagnola ha definito addirittura “degna erede di Čechov”.



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