Veneziani per scelta

Veneziani per scelta
Abitare Venezia è viverla in maniera completamente diversa dal mordi e fuggi giornaliero da turista. Assaporare il passare delle stagioni, la nebbia d'inverno, il caldo che sale dai lastricati d'estate, gli odori della laguna, il silenzio di notte, andare a zonzo per calli, campi e campielli è un'esperienza che pochi possono permettersi. Se poi questo amore per la città di Marco Polo diventa un'ossessione, magari ci si può anche andare a stare. Per sempre. E allora lì si vede come veramente funziona una delle città più importanti d'Europa, fatta d'arte, di genio, ma anche di problemi annosi che l'affliggono, data la sua peculiarità organico-strutturale. Fra i pochi abitanti di Venezia rimasti, ci sono delle personalità importanti della cultura internazionale come Paolo Baratta, presidente della Biennale, Irene Bignardi, giornalista e critica cinematografica, Pierre Cardin, stilista, Ottavia Piccolo, attrice, Danilo Mainardi, noto professore di ecologia, Philippe Starck, architetto e designer francese e molti altri. A questi personaggi eccellenti in questo libro sono state dirette e raccolte delle interviste che spiegano cosa voglia dire essere veneziani oggi, grazie al loro punto di vista altro. Molti non nati a Venezia, e quindi foresti (in dialetto estranei), persone che vengono a stare in città da fuori e che tentano di diventare venessiani, senza mai poterlo essere al 100%, perché effettivamente nati altrove…
Il libro, terzo volume di una serie che comprende Quando c'erano i veneziani e I nuovi veneziani (editi dallo stesso editore nel 2010 e nel 2011), è molto interessante, perché fa emergere sia le lodi per una città patrimonio culturale e artistico dell'umanità, sia le critiche alle varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo, o agli stessi veneziani, chiusi nel loro "particulare" e restii ad aprirsi al resto del mondo o al nuovo. Visioni contrastanti come è giusto che sia, ma in fondo piene di devozione verso le dimensioni sempre mutevoli di una città che si regge su equilibri fragili e semoventi come le gibigiane che si notano la sera sullo specchio del Canal Grande. Se girando per il carnevale o per i Giardini della Biennale vi è mai capitato di pensare di andare ad abitare a Venezia, sarebbe opportuna la lettura di questo libretto veloce, pieno di idee ed esperienze di chi ha vissuto veramente la vita al di là del Ponte della libertà. Alla fine è difficile negare le ragioni sia degli apocalittici (ad esempio il drammaturgo Gaston Salvatore: "Questa città era Manhattan, era il centro del mondo e oggi è solo una bella pompa di benzina. Sa come andrà a finire? Che prima o poi anche i turisti scapperanno") che degli integrati (uno su tutti il produttore di vini Michel Thoulouze: "prendere il mio tempo, parlare con la gente, confrontarmi con chi lavora come me con le mani, sudare e fiorire insieme a loro, è il sogno della nuova modernità"). Venezia più che una città resta ancora, dopo migliaia di anni, un'utopia. 

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