Ventiquattro

Ventiquattro

Martina, diciotto anni da compiere nel giro di qualche giorno, ha iniziato da poco una storia con Matteo, studente universitario bello e sicuro di sé, figlio di un industriale senza scrupoli. Giada, la mamma di Martina, mal sopporta questa relazione: lei è una sindacalista convinta e appassionata, da sempre dalla parte dei più deboli e dell’impegno a ogni costo. Tuttavia, Giada non ha molto tempo per rimuginare sopra la storia di Martina e Matteo, perché è da poco tornato a casa dall’Afghanistan suo marito Andrea, giornalista inviato di guerra, e le cose non vanno affatto come dovrebbero. Andrea infatti è diverso dal solito: appare schivo, distaccato, lontano. Come se non bastasse, la figlia maggiore Elena, incinta all’ottavo mese, ha da poco perso il bambino. Ma Giada non può darsi per vinta, perché ci sono gli altri tre figli, i maschi, da crescere e accudire. Martina, dal canto suo, è alle prese con le sue due migliori amiche: Federica, problematica e diretta, e Ilaria, ligia al dovere e irreprensibile. In questa variegata girandola umana, le vite di tutti stanno per cambiare all’improvviso: proprio la sera della festa di compleanno di Martina, infatti, succede l’impensabile…

Con Ventiquattro Valentina Bardi, romagnola di Galeata (FC), esordisce in campo editoriale. E lo fa proponendoci una storia che può – per certi versi – essere considerata corale: sebbene la protagonista principale sia infatti Martina, fulcro della narrazione e attorno a cui ruotano tutti gli altri personaggi, i punti di vista e le inquadrature del romanzo cambiano di continuo, spostandosi ora su questo ora su quel personaggio. Il risultato è una sorta di storia “a matrioska”, perché la trama centrale si apre in automatico in un fitto sottobosco di trame minori. Con la conseguenza che alcune di queste storie secondarie rimangono aperte o risultano poco approfondite, accendendo nel lettore la curiosità di sapere come andranno a finire, ma senza trovare una conclusione definitiva (sicuramente per scelta consapevole e volontaria dell’autrice). Per quanto riguarda la scrittura, la Bardi ha una prosa fortemente “regionale”: i personaggi fanno fitto uso di termini e modi di dire tipicamente romagnoli e dialettali. Questa scelta ha il grande merito di proiettare subito chi legge all’interno di una realtà concreta e tangibile, facendo sentire al lettore suoni, profumi e sapori di una terra ricca e varia; tuttavia alcune parole o alcune frasi potrebbero risultare di difficile comprensione per un lettore di un’altra regione. In conclusione, la Bardi mostra di essere un’autrice emergente che ha molto da dire e – come tutti – qualcosa da migliorare.



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