Vento in scatola

La voce dagli altoparlanti dell’aeroporto annuncia l’ultima chiamata per l’imbarco, il volo è il DT4469 per Heathrow e i signori Diamond Douglas e Bourifa Mohamed sono attesi al gate per l’imbarco immediato. Bourifa si riscuote, ricordandosi che quello adesso è il suo nome e anche che ha un coltello nascosto sotto il giubbotto. Una semplice banale posata che però per uno che è uscito di prigione, in quel momento e quel luogo, ha un significato del tutto particolare. Fra l’altro trova che Bourifa non sia affatto un bel nome, ma quello gli hanno dato e se lo fa andare bene. Ma perché Salim Salah è diventato Bourifa? Salim è un giovane e brillante laureato in economia, viene da Gafsa in Tunisia. Nella piccola cittadina del Paese nordafricano tutti gli hanno affidato del denaro, ma l’economia islamica ha una logica del tutto particolare, potremmo definirla etica addirittura. Lui di etico invece non ha molto, così avendo ceduto alla tentazione di qualche manovra non troppo ortodossa è stato costretto diciamo ad allontanarsi. Arrivato in Italia con un bel malloppo ed essendo di fondo un ragazzo onesto e pulito, ha commesso l’errore di fidarsi di un suo parente che, molto più scafato e meno onesto, con una scusa lo ha lasciato in macchina, in divieto di sosta con un bel carico di stupefacenti. Dal piazzale di una stazione al carcere, senza fermate intermedie. La vita in carcere è basata su delicatissimi equilibri; fra detenuti e detenuti, fra detenuti e sorveglianti, fra agenti penitenziari e superiori: insomma, se si vuol campare più o meno in pace le gerarchie (sia oggettive che soggettive) lì dentro non si possano ignorare. Salim non solo capisce velocemente le dinamiche ed è capace di rispettarle, ma riesce anche a rendersi conto che più di qualcosa non è come sembra e ad approfittare delle occasioni che gli si presentano…

Marco Malvaldi è un chimico, ricercatore universitario, appassionato di matematica, di letteratura e di qualunque argomento richieda studio e curiosità. Fra l’altro è un discreto cantante lirico. Ha debuttato nella letteratura nel 2007, quando Sellerio pubblicò La briscola in cinque, esordio dei vecchietti che stazionano al BarLume, e da lì in poi non si è più fermato. Ancora vecchietti (è stata tratta anche una serie di film per la tv andata in onda su Sky), racconti one-shot (che si trovano nelle celebri raccolte Sellerio), un romanzo con protagonista Pellegrino Artusi, altri due romanzi con due ricercatori universitari che si improvvisano investigatori loro malgrado – che personalmente spero di rivedere presto – e infine un giallo risolto nientepopodimeno che da Leonardo da Vinci. Membro del CICAP, ha scritto anche saggi vari ed eventuali che consiglio di leggere perché oltre che interessanti sono anche molto divertenti. Qui si cambia registro, è sempre un giallo ma decisamente anomalo: infatti, almeno apparentemente, manca il morto, si svolge in un carcere e ha una genesi particolare. Malvaldi ha tenuto un corso di scrittura creativa all’interno del carcere di Pisa; accade che un detenuto che partecipa al corso gli confidi di avere scritto un libro, un romanzo che allo scrittore è piaciuto al punto da curarne la prefazione e a proporre a Glay Ghammouri di scrivere un libro a quattro mani ambientato proprio in un carcere. Ne è uscito un romanzo che definirei quasi di denuncia, solo che te ne accorgi dopo. Mentre lo leggi è solo un romanzo bello, incasinato il giusto e che diverte (perché il senso dell’umorismo ce lo ha proprio nel DNA toscano, il Malvaldi). Di denuncia dicevo, perché tratteggia con leggerezza una realtà terribile, che non è solo quella della privazione della libertà, ma di tutto il marcio che gira in quel contesto.

 


 

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