Vera

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Primi del Novecento, Cornovaglia. La giovane, adorabile Lucy Entwhistle è arrivata nella località turistica da una settimana in compagnia del padre, che accudisce come una fedele infermiera sin dalla sua infanzia. L’uomo è malato da tempo, e spera che l’aria di mare e un breve periodo di vacanza possano giovare alla sua salute, ma una mattina muore all’improvviso. Lucy, sconvolta, si trova a dover affrontare tutte le “incombenze burocratiche della morte, quelle frange del dolore che si aggiungono crudelmente a dare il colpo di grazia a chi si ritrova da solo a subire un lutto”. Al suo fianco, inaspettato, Everard Wemyss, un enigmatico londinese di freschissima vedovanza che ha avvicinato Lucy attratto dalla sua bellezza il giorno della morte del padre. La moglie di Wemyss, Vera, è morta in circostanze misteriose qualche giorno prima, precipitata da una finestra. Disgrazia? Suicidio? O peggio? L'unica cosa certa è che Lucy si è innamorata di Everard e non riesce più a fare a meno di lui...

L’undicesimo libro di Elizabeth von Arnim, datato 1927, rappresenta l’ennesima conferma di un talento letterario cristallino, puro, eppure colpevolissimamente trascurato nel nostro Paese. Emozionante, romantico, ambiguo, magnificamente narrato, Vera sembra scritto ieri tale è la sua incredibile modernità. Un noir dei sentimenti che non deve sfuggire a chi ama la buona, anzi l’ottima letteratura.



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