Verrai a trovarmi d’inverno

Verrai a trovarmi d’inverno
Elena è un giovane chirurgo ortopedico che vive a Roma. Sua madre è morta partorendola. Il padre Aldo l’ha cresciuta con amore, creando una nuova famiglia allargata insieme al suo migliore amico Giovanni e al figlio di quest’ultimo, Mattia. L’infanzia per i due bambini scorre idilliaca tra il quartiere Testaccio, dove i due genitori-single hanno aperto una trattoria, e la campagna umbra in cui si trasferiscono di tanto in tanto, per godersi la natura. Ed ecco il primo trauma: Giovanni muore d’infarto. È il 1994, Berlusconi ha appena vinto le elezioni. La famiglia viene amputata di un suo arto fondamentale. Il dolore è per tutti grandissimo, ma la vita ha la meglio e Aldo tira su i “figli” nel modo migliore. Elena e Mattia diventano grandi nel mondo, ciascuno cercando la propria strada. Finché a un tratto accade qualcosa che sconvolgerà nuovamente i loro equilibri: mentre Mattia si innamora di Elena, questa comincia una relazione complicata e sofferta con Viola, una ragazza affascinante e indipendente. Gli anni volano, fino al giorno fatidico dell’incidente. Elena si schianta incomprensibilmente contro un muro, alla guida della sua moto. Mattia, specializzando anestesista, la scorta in ospedale e non manca di farle sentire la sua presenza. Ma c’è anche qualcun altro, un’ombra, che veglia su di lei. Poi il risveglio e la fuga improvvisa: Elena si rifugia a Pantelleria, dice per la convalescenza, ma non è così. In quella terra apparentemente inospitale, incontrerà il meccanico Gina, una lesbica incazzatissima che si preoccuperà di rimettere in ordine i suoi pezzi ammaccati; poi Liz, il fisioterapista in attesa di cambiare sesso, che la accudirà e la nutrirà di dolcezza e rivelazioni; infine Giuseppe, l’isolano diffidente, che solo una volta provò a toccare il continente, tornando indietro con un trombone e una nostalgia d’amore. Saranno proprio questi nuovi amici, nella cornice aspra e scostante di quel luogo sospeso sul mare, dove tutto è fatica, persino abituare gli occhi alla luce accecante che in un attimo si fa nera come la notte, a offrire a Elena (e a se stessi) la possibilità di ritrovarsi. E ritrovare soprattutto il diritto a essere felice, accettandosi…
L’ennesima storia di omosessualità taciuta, infine accolta? Ebbene no, o perlomeno non solo. Verrai a trovarmi d’inverno, seconda opera di Cristiana Alicata, è un racconto delicato e al contempo crudele su ciò che siamo, su ciò che siamo stati e su ciò che avremmo potuto (e potremmo ancora) diventare. È un romanzo intenso ed elegante, che ci mette di fronte all’incognita del vivere, quasi che questa nostra fugace comparsata sia un gioco d’azzardo. E c’è chi decide di correre il rischio a mille all’ora. E chi preferisce - non necessariamente per codardia - stare in disparte. Aldo, per esempio, ex sessantottino, dice di essersi tenuto alla larga dai tumulti dei coetanei, scegliendo di assistere alla “rivoluzione” fotografandola, piuttosto che farla per davvero. Giuseppe, quel rischio, invece, l’ha galoppato eccome: un’estate è evaso dall’isola che lo teneva prigioniero, ha inspirato d’un colpo l’aria della libertà, l’ebbrezza della follia di un pensiero, per capire presto che il suo destino sarebbe comunque stato quello dell’esule in patria. Che dire di Gina, che sin da piccola custodisce il macigno di  una colpa altrui e difende la sua vulnerabilità sotto l’impenetrabile corazza che si è incollata addosso? Ed Elizabeth, ex puttana transessuale dal cuore garbato, ma dal carattere determinato, che un cliente per riconoscenza ha reso ricca? Sono diversi e gravidi di emotività i vissuti che Alicata ci fa sfiorare, attraverso il dono di una scrittura paziente e lieve, capace di raccontare i drammi dell’anima e dei corpi, senza i facili eccessi, le cadute di cattivo gusto cui si prestano certi argomenti come il sesso, il tradimento, l’omosessualità, la transessualità, la violenza carnale. L’autrice ci dà modo di entrare nell’intimità dei suoi personaggi, lasciandoci la sensazione di bussare insieme a noi, con discrezione e pudore, alla porta di ciascuno di essi. Spontaneamente, nella fratellanza e nell’affinità del dolore, quelle esistenze chiuse e incompiute come l’immagine che esalta la bella copertina del libro, nel miracolo della parola, dell’amicizia e della vita, si abbandonano a un flusso generoso di confessioni, alternando la memoria del passato alla coscienza del presente. E noi impareremo che  in quelle che qualcuno si ostinerà ad additare con spregio come situazioni limite, palpita in realtà un’urgenza che in fondo accomuna noi umani, indistintamente: il bisogno di amore, l’importanza di amarsi. In ogni momento e circostanza; soprattutto quando tutto sembra diventare incredibilmente improbabile. Come salpare in un’isola dimenticata e inclemente nel pieno dell’inverno.

Leggi l'intervista a Cristiana Alicata

 

 

 

 
 
 
 
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