Very Italiani

Francesco era solo il suo soprannome, in realtà si chiamava Giovanni e tutto poteva immaginare meno che un giorno anche il Papa si sarebbe chiamato così. Per lui, in onore del Santo – poeta... Ai suoi tempi le donne avevano soltanto due alternative: sposarsi o entrare in convento e spesso non potevano nemmeno scegliere tra le due, perché il percorso della loro vita era imposto. Ma Chiara era una ragazza ribelle... È stato il padre dell’Italia, il primo che ne ha parlato in termini unitari quasi con sei secoli di anticipo rispetto all’Unità effettiva. E nella sua Divina Commedia, pur senza saperlo, vestì la sua Beatrice con il tricolore... Quando disegnò una mosca sul naso di un personaggio dipinto da Cimabue, il suo stesso maestro provò a scacciarla. Inutile dirlo: Giotto fu il primo, vero, grande pittore italiano e probabilmente il primo anche della storia dell’arte... Boccaccio diede la parola agli ultimi nei suoi scritti, quale primo grande scrittore popolare del nostro Paese. Soprattutto mise in evidenza il trionfo dell’ingegno, dell’astuzia, dell’uso della parola capace di rovesciare ogni situazione, anche la più difficile, come avvenne a Chichibio... Quanta immaginazione, quanta fantasia, quante avventure seppe vivere (e scrivere) pur restando chiuso nel suo microcosmo, quella piccola casa di Ferrara dove era solito preoccuparsi delle piante. Eppure Ariosto arrivò fino alla Luna... Il nostro fiore all’occhiello, colui che ci invidiò e ci invidia, ancora oggi, tutto il mondo: il fascino di Leonardo da Vinci è anche nel suo essere circondato da misteri ancora oggi insoluti, nonostante siano passati cinquecento anni dalla morte...

Forse non c’era davvero bisogno di queste ennesime biografie sui tanti nomi famosi che hanno attraversato la storia italiana, oltretutto con pochissimo spazio a disposizione per ciascuno di loro. Però è interessante la chiave di lettura, un “ripasso” per mettere in evidenza solo alcuni aspetti della vita e delle opere di questi personaggi in virtù del loro essere stati così speciali e di come le loro doti peculiari abbiano influenzato il loro tempo e non solo, caratterizzando la nostra società. Farci riflettere su un Dante che pensava già a un’Italia unita, sul genio e sulla creatività di Leonardo, sulle parole di poeti e scrittori, di donne uniche, di pittori e artisti, di creativi senza pari, di scienziati, ha probabilmente il pregio di farci tornare ad amare il nostro Belpaese, auspicando un maggiore rispetto, nel senso più alto del termine. C’è una grande necessità di ritrovare il nostro orgoglio di italiani, di apprezzare quello che siamo stati e che siamo ancora, per proiettarlo verso il nostro futuro, di non accontentarci di come ci definiamo oggi, soffocando al tempo stesso gli esempi di chi, ancora, “mostra gli effetti” di un DNA così illustre. Non è vero che dobbiamo guardare altrove per ritrovare genio e capacità del saper fare: sono caratteristiche che fanno ancora parte negli italiani, soltanto che sono ormai così soffocate, così obbligatoriamente nascoste da non renderci conto che esistono ancora. Sarebbe decisamente più interessante guardare con altri occhi l’Italia e i suoi abitanti, per far sì che si arrivi a ritrovare anche quello spirito che ci ha contraddistinto per secoli e che oggi, purtroppo, abbiamo smarrito.

 


 

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