Vetro

Vetro
Venezia, 13 settembre 1569. Mentre Andrea Loredan, secondogenito dell’ottantaquattresimo Doge, si rigira nel letto incapace di prendere sonno, consumato dal rimorso e dal rimpianto per la fine della lunga storia d’amore con Taddea, un bagliore improvviso illumina a giorno la notte veneziana. È l’esplosione dell’Arsenale, il cuore di Venezia, il cui boato sveglia tra incredulità e angoscia l’intera popolazione cittadina. Andrea decide di affiancare i soccorritori, andando incontro a quei bagliori infernali e raggiungendo il monastero della Celestia, dove la badessa, poco prima di morire, gli sussurra all’orecchio un messaggio sibillino.  In quello stesso momento, tra le acque infiammate della Laguna, viene ripescato un vecchio che sta cercando di scappare: afferma di essere un mercante turco, ma i militari veneziani – sospettando che abbia appiccato il fuoco all’Arsenale - lo rinchiudono ai Pozzi, le celle più squallide e temute del Palazzo. Qui viene incarcerato anche Gabriele, figlio della bellissima Sofia, donna dal carattere forte e volitivo, che farà di tutto per salvare da morte certa l’unico figlio rimasto in vita. Di entrambi i prigionieri si occuperà proprio Andrea, che da tempo – andando contro il volere paterno – ha deciso di stare dalla parte dei più poveri, ricoprendo l’incarico di  avvocato de’ Prigioni, una sorta di difensore d’ufficio dell’epoca. Queste vicende segnano irreversibilmente  la vita del giovane, che diventa un continuo sforzo per tenersi “a galla ai margini del gorgo” nel tentativo di districare una matassa che si rivela, col dispiegarsi degli eventi, molto più intricata del previsto…
Giuseppe Furno ci regala un romanzo d’esordio poderoso non solo per la mole, ma anche e soprattutto per l’accurata ricostruzione storica che fa da sfondo alla finzione narrativa: la Venezia del 1500, città ricca e libera al colmo del suo splendore rinascimentale. Una città che, tuttavia,  inizia a dare i primi segni di decadenza: siamo nel periodo immediatamente successivo al Concilio di Trento e anche a Venezia iniziano a stringersi le morse reazionarie della Chiesa. Proprio qui, nella Serenissima – patria della libertà di pensiero e di stampa - si assiste ai roghi di intere biblioteche a Piazza San Marco, dove vengono  bruciati tutti quei libri ritenuti – secondo l’Indice – sacrileghi o pericolosi. La battaglia che Andrea si ritroverà a combattere lo porterà a mettere più volte in pericolo la propria stessa vita: per far uscire dalle Prigioni i suoi assistiti, per salvare dal rogo l’immensa biblioteca di sua madre, per non essere coinvolto e travolto dai giochi di potere del Palazzo, per difendere la Serenissima dal “Signor Turco”, ottenendo con i suoi compagni d’avventura una sanguinosissima vittoria a Lepanto. Nel romanzo di Furno c’è proprio tutto: realtà storica, finzione narrativa, un pizzico di mistero, intrigo e tanto amore. Ed è proprio l’amore il filo conduttore di Vetro; amore per la libertà, in tutte le sue forme e manifestazioni. Non deve, quindi, spaventare la quantità di personaggi e di sottotrame di cui abbonda il romanzo, perché nel corso della lettura– come guardando attraverso un cristalìn forgiato nelle migliori fornaci di Murano  – la miriade di individui che incontriamo, con le loro piccole storie, affanni e passioni, finirà per apparire chiaramente parte di un tutto armonico, che renderà piacevole e perfino emozionante la lettura. Conoscerete una Venezia diversa, misteriosa; vi addentrerete fra calli e rii, vogando una mascaréta, imparando qualche parola di “volgare veneziano” e respirando l’aria di una città che ha saputo – nel corso dei secoli – mantenere intatto il proprio fascino e il proprio ruolo di prestigio. Una Venezia che è chiaramente la protagonista indiscussa del romanzo.

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