Vi perdono

Vi perdono
Ilaria vive nel comprensorio “Duna Verde”, a nord di Maccarese, in una di quelle vecchie case costruite dai pescatori di fronte al mare. Certo l'affitto costa la metà che a Roma, ma il vero motivo per cui ci abita è che qui, d'inverno, si può alzare la mattina presto, indossare la muta e tuffarsi. A nuotare le ha insegnato sua madre, morta a quarantadue anni di cancro, quando lei ne aveva solo diciassette. Ilaria si è laureata e tutti sanno che ha vinto una borsa di dottorato a Torino. Solo Rocco, il suo ex-fidanzato, conosce la vita di Miele, lo pseudonimo che Ilaria usa nella sua professione clandestina: Rocco è un medico e le procura i contatti con i “clienti”, quelle persone a cui è stato diagnosticato un male incurabile che Miele aiuta a morire dignitosamente. Un giorno richiede il suo intervento il signor Grimaldi e nell'ottica di Miele, come nella vita di Ilaria, avviene un cambiamento...
Vi perdono
è il romanzo di esordio di questa scrittrice che si firma con lo pseudonimo di Angela Del Fabbro ma vuole rimanere anonima. Nella lettura - che ci tiene inchiodati fino all'ultima pagina - è inevitabile interrogarsi sul motivo che ha spinto l'autrice a questa scelta di riservatezza. Di certo ha a che fare con il tema affrontato, attuale e rovente quanto delicato, ma la storia scritta in prima persona e così realistica ci lascia col dubbio inquietante che, nei meandri di qualche ospedale, esista veramente qualcuno che faccia il lavoro di Miele, supplendo al vuoto di una legge che nessun politico si assume la responsabilità di scrivere. L'attualità di questo libro non risiede solo nell'argomento trattato, ma anche nella descrizione di alcuni ambienti della middle class romana, come pure nella caratterizzazione dei personaggi. Primo fra tutti quello della protagonista, Ilaria, fragile eroina dei nostri tempi. Vive fuori Roma perché non può permettersi un loft sulla Prenestina come la sua amica Sandra. È categorica nei suoi giudizi sugli uomini ma desiderosa di incontrarne qualcuno che sfugga ai suoi stereotipi. Dura, ironica e a volte spietata ma piena di dubbi e contraddizioni, le capita spesso di sbagliare, come quando, nel suo lavoro, pronuncia i verbi al futuro o le parole “vietate”, quelle che potrebbero ferire chi ha di fronte o farla uscire dalla neutralità di cui si traveste. Sono queste sue peculiarità a farci affezionare a lei, a rendere la protagonista di questa storia così reale che, dopo aver imparato a conoscerla, nelle ultime pagine del libro ci dispiace davvero abbandonarla. Se per il tema, gli ambienti, i personaggi, il romanzo risulta immerso nella realtà dei nostri giorni, i sentimenti umani che lo attraversano, la pietà, il perdono, il senso della vita e il dolore della morte, lo rendono universale, permettendo al lettore di immedesimarsi, di empatizzare e di riflettere come solo la grande letteratura sa fare.

 

 

 

 
 
 
 
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