Viaggio allucinante

Viaggio allucinante

La notizia è stata davvero una bomba. Jan Benes, l’unico scienziato davvero geniale in forza agli “altri”, ha deciso di passare dalla loro parte. L’operazione delicata affidata all’agente Charles Grant è andata a buon fine e, scesi dall’aereo, l’uomo è stato affidato ad una scorta per essere condotto in una base segreta dove potrà mettere tutti al corrente della sua sensazionale scoperta. Da più di cinquant’anni, infatti, “loro e gli altri” sono in una situazione di stallo, nessuno è stato in grado di fare progressi sensibili nella importante ricerca che entrambe le parti stanno conducendo e che darà la supremazia a chi riuscirà ad ottenere i risultati invano inseguiti da tempo. Finalmente il momento adesso è arrivato e grazie a Bones saranno loro a riuscirci. Ma nel tragitto verso la base in un attacco kamikaze il dottor Benes è ferito gravemente. Per Grant non è ancora tempo di riposare. Prelevato dal suo appartamento e in grande segretezza viene condotto in una base dove tutto è contrassegnato dalla sigla CMDF che presto l’agente scopre essere l’acronimo di Combined Miniature Deterrent Force. Eccolo il grande progetto segreto al quale lavorano i due schieramenti, la tecnologia della miniaturizzazione che, al momento, ha un forte limite: il tempo. Oltre un certo tempo, infatti, gli oggetti tornano alle loro dimensioni reali; Benes pare aver superato proprio questo enorme ostacolo, ma se muore la sua scoperta scompare con lui. E l’embolo cerebrale che ha riportato nell’attentato non è operabile in maniera tradizionale. L’unica strada è tentare la miniaturizzazione di una squadra che vada a distruggerlo dall’interno; una cosa mai tentata prima. Owens al comando del Proteus, il sommergibile a propulsione nucleare che è la sua creatura; Michaels il fisiologo in grado di definire un percorso e fare da navigatore; Lawrence Duval e la sua assistente Cora, i medici capaci di rimuovere l’embolo con un laser; e appunto l’agente segreto Grant come coordinatore, scelto per le sue capacità di problem solving in condizioni di emergenza: questi gli uomini della squadra. Ridotti ad una dimensione inferiore a quella di un batterio, il Proteus e il suo equipaggio vengono iniettati nella carotide dell’uomo in coma tenuto in ipotermia, ma hanno soltanto sessanta minuti. La carotide ha una biforcazione e in seguito ad un imprevisto il sommergibile prende la direzione sbagliata, il che lo espone a pericoli enormi, a cominciare dai temibili globuli bianchi. Il percorso si fa subito assai più complesso di quanto sia stato possibile prevedere nel brevissimo tempo dell’organizzazione, difficile e quasi impossibile farcela nel poco tempo a disposizione, trascorso il quale la miniaturizzazione avrà termine e lo scienziato morirà. All’esterno, però, il generale Carter non intende rinunciare alla missione benché disperata e tirare fuori l’equipaggio, bisogna continuare e affidarsi alle più flebili speranze. Ma poi, in seguito ad ulteriori incidenti, si fa strada un dubbio atroce: c’è forse un sabotatore a bordo? Intanto il Proteus si allontana dall’embolo e viaggia inesorabilmente verso il cuore, e questa non è affatto una buona notizia…

Alcuni mesi prima che nel 1966 uscisse Fantastic Voyage di Richard Fleischer – figlio d’arte e regista di kolossal come I Vichinghi (1958), Barabba (1962), Tora! Tora! Tora! (1970), Bandido (1956) –, il film vincitore di due premi Oscar 1967 oltre che meritevole di altre quattro nomination, fu chiesto a Isaac Asimov di scrivere una novelization a partire dalla sceneggiatura di Harry Klener adattata da David Duncan – sceneggiatore e scrittore sempre particolarmente attento a mantenere una logica coerente con una certa verosimiglianza degli elementi scientifici ‒, a sua volta basata sulla storia omonima di Otto Klement e Jerome Bixby, autore tra l’altro di storie di fantascienza e western, nonché di quattro episodi della serie originale di Star Trek. A commissionare il romanzo, che uscì sei mesi prima del film, fu la 20th Century Fox per Bantam Books, l’editore che ha pubblicato i romanzi originali basati sulla serie Star Trek. Questo ha appunto ingenerato l’equivoco che il noto film sia tratto dal romanzo di Asimov e non viceversa; lo scrittore invece non lo amò per nulla e non lo sentì mai suo, essendosi limitato sostanzialmente a correggere quelle che considerava gravi incongruenze scientifiche; d’altronde non dimentichiamo che era un biologo chimico. Per questo motivo nel 1987 Asimov scrisse un romanzo sullo stesso argomento, Destinazione cervello (Fantastic Voyager II: Destination Brain) che però non ha gli stessi protagonisti ma è piuttosto una storia parallela ambientata nell’allora Unione Sovietica. Forse Viaggio allucinante non è un capolavoro di scrittura ma il tema è così affascinante che, nonostante sia chiaramente datato, cattura l’attenzione di qualunque lettore, anche di quello non particolarmente attratto dalla fantascienza pura, anche perché propriamente si tratta di Sci-Fi, inserita abbastanza credibilmente in una cornice di spy story da guerra fredda mai esplicitata ma sottesa in maniera decisa. Nel romanzo, infatti, non ci sono nomi di luoghi o Paesi ma “noi e loro” sono facilmente identificabili in America e Unione Sovietica, così come rivelatore è il clima tra le parti. I personaggi del romanzo non brillano per grande approfondimento psicologico e anche i dialoghi appaiono piuttosto banali, eppure la storia è così avvincente che scorre veloce e si fa leggere con piacere. Il tema del viaggio in condizione di miniaturizzazione non è nemmeno propriamente originale e si trova già ne La ragazza nell’atomo d’oro di Ray Cummings del 1919 e nel fumetto Viaggio in una moneta (1944) della serie Brick Bradford, mentre del 2001 è un romanzo di Kevin J. Anderson, Viaggio alieno, che riprende in pieno il tema del viaggio all’interno di un corpo (alieno, in questo caso). A proposito del fatto che il romanzo appaia datato c’è una gustosa curiosità. Tempo fa Guillermo del Toro ha annunciato che avrebbe riportato al cinema questa storia modernizzandola profondamente dal punto di vista tecnologico, ma che ci avrebbe pensato solo dopo aver realizzato La forma dell’acqua, cosa che, come ben sappiamo, ha fatto vincendo anche l’ambito Oscar 2018. Uscirà davvero un nuovo Viaggio allucinante nel 2020? In quel caso sarà davvero curioso chi appartiene a quella generazione che ha guardato con occhi spalancati la prima versione e magari, come me, ha ritrovato lo stesso stupore leggendo questo romanzo a distanza di anni.



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