In viaggio contromano

In viaggio contromano

La Route 66, o quello che ne è rimasto oggi, inizia a Chicago - ufficialmente tra Michigan Avenue e Adam Street - e attraversa Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, Nuovo Messico, Arizona fino alla spiaggia di Santa Monica, California. Un viaggio che tante famiglie americane hanno fatto nel corso degli anni, magari per portare i figli a Disneyland. Anche per Ella e John è stata una meta ambita dove accompagnare Cindy e Kevin: ci sono un sacco di diapositive di quei viaggi. E ora, ormai vecchi e molto malati – lui non ricorda quasi più niente, lei ingurgita misteriose pillole blu di continuo - hanno deciso di rifarlo. Da soli. In barba alle preoccupazioni dei figli, dei medici e di qualsiasi norma di buon senso. Preso il Leisure Seeker compagno di tante avventure della loro lunga, normalissima vita matrimoniale, decidono di percorrere quei  3945 km con il loro fardello di ricordi e foto per l’ennesima, forse ultima volta…

Forse per quella inevitabile combinazione tra gli spazi illimitati e una la Storia (quella con la S maiuscola, intensa ma breve rispetto a quella millenaria europea) le storie personali hanno sempre avuto una rilevanza incredibile per la letteratura americana, soprattutto nella versione “on the road”. E, cambiando l’ordine e la natura dei fattori, il risultato raramente cambia: i concetti chiave sono sempre quelli. La scoperta, di cose nuove o dimenticate, il viaggio, fuori e dentro se stessi, la libertà. La marcia in più del libro di Zadoorian sta nella scelta dei protagonisti: vecchi e malati (anche se intuibili, le malattie, Alzheimer e cancro, verranno rivelate solo alla fine del libro) lontanissimi dagli hippy e dai beatnik che hanno percorso gli States in lungo e in largo, sono forse più trasgressivi di quanto lo possa essere un gruppo di giovani forti della voglia di vivere tipica della loro età. Non appaiono deboli o indifesi Ella e John, neanche quando sono costretti a ingurgitare medicine, ad affittare sedie a rotelle, motorizzate o meno, per visitare quegli stessi luoghi che una volta avevano percorso a piedi. La tenerezza o la preoccupazione che sarebbe lecito provare vengono sostituite da una sconfinata ammirazione per la determinazione con cui gli ostacoli vengono superati in maniera più o meno vincente, con cui le malattie vengono dimenticate, con cui viene rivendicata la dignità di scegliere come finire la propria esistenza, a dispetto di qualsiasi difficoltà. E anche di quello che tutti pensano sia l’amore della terza età: corroso dalla quotidianità, assopito nella passione (mai dire mai, nelle pagine finali c’è una delicatissima sorpresa) fatto solo di mutua assistenza e echi sempre più fievoli e lontani di ciò che è stato un tempo. La prova d’amore che Ella e John offrono, fino all’ultima pagina, è degna dei più grandi e brucianti amori adolescenziali, solo in una forma che non siamo abituati a riconoscere, ma che una volta incontrata, spereremo di incontrare almeno una volta nella vita.



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