In viaggio su una gamba sola

In viaggio su una gamba sola
Si è messa in cammino, Irene, pur avendo la sensazione di non spostarsi davvero: appartiene a quella categoria di persone dallo “sguardo eccitato sulle città addormentate, viaggiatori su una gamba sola e sull'altra perduti”. Perché Irene compie un viaggio che non è di piacere, stretta nella camicia di forza dell'abbandono imposto, dell'esilio caduto dall'alto come grandine improvvisa. In anni non detti ma riconosciuti subito per pochi, precisi dettagli, per l'ombra cupa e minacciosa che il Muro per eccellenza getta su cose ed individui, sulla Storia stessa, Irene migra, uccello ferito in cerca di una nuova patria: dall'“altro stato”, la Romania, dove il potere ha racchiuso in un cortile le poche libertà ancora rimaste vive, in “questo”, la Germania, a misurare il tempo trascorso nell'attesa del visto, per poter finalmente smettere il vecchio abito di rifugiata ed indossare quello nuovo di cittadina. In mezzo ci sono città vecchie e sconosciute da attraversare in quella stagione della vita “slegata” dove nulla, né gli incontri, né i gesti, tanto meno le strade, riescono ad intrecciarsi in una trama unica. Così Irene conosce uomini, entra nei negozi, osserva vecchi e bambini, ritaglia foto dai giornali da appendere in cucina, continuando a domandarsi “cosa ne sarà di me quando starò bene”...
Prima dei premi, dei riconoscimenti, Herta Müller era “solo” Herta, sconosciuta scrittrice dal complicato passato. Il Nobel per la Letteratura vinto nel 2009 l'ha scaraventata sul palcoscenico dei grandi nomi: frugando nella storia di espatriata abbiamo imparato a conoscerla, ad amare la sua lingua scarna e precisa. In viaggio su una gamba sola, pubblicato per la prima volta nel 1989 a ridosso di una frattura epocale per l'Europa, racconta l'intricato presente che aspetta sempre dietro l'angolo chi, come la Muller, è costretto ad abbandonare un luogo familiare per una terra straniera. A dar voce all'inquietudine è Irene, una “non giovane” trentacinquenne che dalla Romania tenuta sotto scacco dalla dittatura si trasferisce nella “libera” Germania ovest: un passaggio spezzato composto di singoli momenti, facce, parole che non si amalgamano, più descritto che narrato, costruito pezzo dopo pezzo con l'incerto comun denominatore della precarietà. La penna della Müller non scivola leggera sulla pagina, incagliandosi alla ruvidità di uno stile secco, ragionato: l'impegno dell'autrice richiede così pari attenzione al lettore, per cogliere la sconfinata poesia sotto il mare di pietre ruvide in cui si nascondono sentimenti, idee. In viaggio su una gamba sola, composto com'è di aspre scene e dialoghi in cui risuona lo spaesamento emotivo, rimane diario minimo e minimalista di una riconquista: quella in cui Irene/Herta, rinominando il mondo, non dovrà più sentirsi fuori luogo, o in un luogo senza radici.

 

 
 
 
 
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