Viaggio sul fiume

Viaggio sul fiume
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La cittadina di Steubenville sorge sulle sponde del Missouri, le cui acque grigioverdi, screziate ogni tanto di schiuma color senape, scorrono lentamente verso sud, in direzione del mare. Dietro alla città, con le fabbriche di mattoni, con i magazzini ammassati l’uno accanto all’altro e sprofondati in una decina di centimetri di acqua del fiume, gli ontani fiancheggiano le sponde oltre le quali, sporadicamente, passa una chiatta o un battello che si trascina dietro, fra i remi, una fila di onde. Le rane toro gracidano e le anatre trovano nutrimento tra le alghe; il pigro pesce gatto si accomoda nel fango, le zanzare zufolano, il tiepido sole di primavera fa affiorare l’umidità della terra e la restituisce sotto forma di verde e luce dorata. I bambini giocano lungo il fiume, le voci squillante e solitarie rivaleggiano con i versi degli uccelli e dei grilli. Qualcuno pesca. Sulla Main Street, vicino al fiume, le macchine vanno al mercato o al lavoro e, all’incrocio fra la Main e la Alden, un poliziotto solitario tiene sotto controllo il traffico, più intenso a mezzogiorno e di sabato. Un pomeriggio di maggio, poco dopo le tre, Minerva Parkinson esce dallo studio del dottor Bliss e si incammina lungo la strada che porta al mercato. Ha da poco superato la mezza età e sorride in modo fisso e imbarazzato. Le hanno appena detto che presto sarà morta…

Il tempo per rivivere anche parte della sua vita ‒ se ne avesse desiderio ‒ ce lo avrebbe pure Minerva, una donna come tante in una città come tante che in un giorno come tanti della sua vita come tante riceve una notizia che come tante non è. Anche se in fondo non c’è da stupirsi, perché morire prima o poi tocca a tutti. Solo che uno pensa sempre di morire tranquillo nel sonno da vecchio senza dolori dopo essere riuscito a salutare tutti i suoi cari. Non appena superata la mezza età. Ma soprattutto il tarlo che rode la mente di Minerva (e in effetti anche quella di tutti, a ben guardare, d’altronde la grande letteratura è a tutti – e di tutti – che parla) non è tanto l’idea stessa di andarsene, ma quella di cosa si lascia. È vero che chi muore vive sempre nel cuore di chi resta, ma perché si rimane nel cuore di chi resta? Per affetto? Per abitudine? Cosa ricorderà di me il mio Henry, si chiede Minerva. Che gli cucinavo gli asparagi? E allora, come sovente accade nella vita, una notizia inattesa si fa chiave di volta. Minerva organizza qualcosa di speciale, un viaggio. E fuori dall’ordinario lo sarà davvero. Robert Nathan è stato uno dei più grandi scrittori statunitensi del Novecento, e in Italia si può dire che non lo conosca quasi nessuno. Ha avuto sette mogli, ha scritto racconti, romanzi e poesie, il suo La moglie del vescovo è diventato un film con Cary Grant, Loretta Young e David Niven, Il ritratto di Jennie una volta portato sul grande schermo ha fatto vincere la Coppa Volpi a James Cotten. È morto da più di trent’anni e ne ha vissuti più di novanta, e ben venga che sia ripubblicato: qui ricrea in maniera impeccabile e credibile un contesto in cui l’equilibrio tra comico e tragico è semplicemente perfetto. Come la vita stessa, del resto.



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