In Vietnam – Digressioni di viaggio

In Vietnam – Digressioni di viaggio
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L’aereo fende nuvole e smog e atterra tra campi aridi. L’impatto col clima tropicale toglie il respiro, ma basta poco per realizzare che è il suolo di Ho Chi Minh City quello che i piedi calpestano. Sbrigate le formalità burocratiche all’Ufficio Visti e dopo il tragitto in taxi attraverso le vie trafficate, ecco che l’alloggio presso l’Orient House nella zona di Pham Ngu Lao viene raggiunto. È il momento di esplorare la nuova meta, di affrontare il caldo, gli odori, i colori e la folla, per scoprire le meraviglie del luogo. Gli occhi osservano, i pensieri si accumulano e giunge il tempo di trascrivere nell’agenda quelle impressioni. E i dubbi non mancano, il timore che le impressioni possano essere condizionate da “euro-ego-centrismo”. I chioschi lungo le strade, il porto, il Museo dedicato al rivoluzionario Ho Chi Minh, il Museo della Riunificazione, la presenza fastidiosa dei turisti, le tracce delle passate conquiste e il caotico miscuglio di modernità e tradizione. Trascorsi i primi giorni a vagare per la città con “attitudine spersa” e saturo di rumori e smog, ora si fa strada la voglia di evasione. Una visita alle gallerie di Cu Chi è l’occasione per conoscere altri aspetti del Vietnam, ma è anche l’inaspettata circostanza che porta alla conoscenza di Cham, la guida del tour: “una figura graziosamente minuta e dalle forme precise come quelle di un bozzetto di maison”. Il fascino della giovane, il suo interesse per il mondo esterno, il suo orgoglio e le risposte pungenti non lasciano indifferenti. E i dubbi si fanno strada. Il termine della gita e della giornata porta un’allettante proposta per trascorrere altro prezioso tempo insieme. Una visita al Delta del Mekong, My Tho, il tempio Cao Dai, Ben Tre, An Bihn. E poi? E poi…

Ricercatore, scrittore, editor, blogger, reporter freelance per agenzie di stampa e radio, Stefano Calzati si è laureato nella prestigiosa Università di Leeds in Inghilterra, con master ad Amsterdam, Londra e Roma. L’inglese e il francese sono solo alcune delle lingue che conosce. Attualmente è impegnato come direttore per la collana di saggistica dell’editore Mardaga di Bruxelles. Trascorso un anno a insegnare italiano a Melbourne, Calzati sente la necessità di un’altra esperienza, un’esperienza che gli permetta di vivere un periodo che definisce di “decompressione” prima del rientro in Italia e del confronto con le problematiche inerenti il lavoro. Croce e delizia. Numerose annotazioni vengono raccolte durante il viaggio in Vietnam, “crocevia di tensioni remote e recenti, frane umane, dolori, riscosse, storie individuali e collettive” che procede da sud a nord nell’arco di un mese. Ad accompagnarlo nei momenti di pausa la lettura di un volume di Graham Greene The Quiet American. La narrazione riporta gli stati d’animo che Calzati avverte di fronte alle numerose contraddizioni di cui è testimone. Il caotico sviluppo urbano delle città più grandi e turistiche in pieno contrasto con aree rurali povere e ancora segnate dalle bombe americane. Nell’opera il linguaggio è ricercato, articolati i periodi, le parole eleganti, vengono riportate molte frasi in francese e inglese così come sono state utilizzate durante le conversazioni coi locali. Lo stile di Calzati non è comune, ha un sapore intimo e filosofico che potrebbe non rendere il testo accessibile a chiunque, ma la scrittura è anche uno strumento di conoscenza, di comunicazione: “La scrittura diviene trama che mi lega all’altro, all’esteriorità di un mondo che mi pare sempre un passo troppo distante”.



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