Vincanto

Vincanto

Cantine (e non solo). Quando possibile. Champagne, Barolo, Amarone, Chianti, Brunello di Montalcino, Etna, Passito di Pantelleria, sette emozionanti denominazioni di origine controllata, vini famosi nel mondo. Ognuno viene esaminato sotto quattro punti di vista: la carta d’identità storica e geografica, ovvero terroir di riferimento, etimologia, evoluzione nei secoli di vitigni e vigneti, alcune citazioni e profili culturali connessi, processo produttivo, informazioni tecniche; suggestioni e associazioni sinestetiche (descrivere in un'unica sfera sensoriale le percezioni dei distinti sensi, occhi, nasi, orecchie, bocche, cervelli), ovvero dipinti, libri, brani abbinabili sulla base di spunti soggettivi potenzialmente generalizzabili; conseguente ricetta per una degustazione polisensoriale, ovvero il vino è al centro, eventuali altri ingredienti, il bicchiere, la compagnia e il contesto possono essere scelti (e a questo punto un paio di pagine offrono la visione dei quadri o delle foto richiamate); il racconto di un’emozione liquida, ovvero una specifica (storicamente determinata) esperienza vissuta dall’autrice con una bottiglia di quel vino, attraverso i luoghi e gli individui che ha frequentato. Bere (quando non è la pur essenziale acqua) richiede tempo, prepararsi prima (anche con un vissuto adatto), degustare durante (assaporando con calma il cortocircuito etilico, nel caso delle bevande alcoliche, senza diventarne ubriachi), godere e interiorizzare anche poi, visto soprattutto gli infiniti rimandi a pittura, letteratura, musica, viaggio, atmosfere o altro amore che i vini portano con sé. Capisco gli astemi, ma quanti sono gli italiani e le italiane a non aver mai posato le proprie labbra su un calice contenente champagne, quel liquido pieno di bollicine prodotto con un metodo classico?

La giovane sommelier catanese Dalila Valentina Salonia, laureata in Lettere e divulgatrice enogastromomica, ci accompagna in un originale viaggio destinato alla migliore simpatica conoscenza di prodotti che almeno una volta ciascuno ha assaggiato. Lo champagne è un mito a larghissima diffusione, buono per ogni occasione (e per alcune indispensabile, rare se ci piacciono gli spumanti). Vide la luce in un’abbazia e può vivere solo in quella specifica regione francese (34.000 ettari, 319 Cru, Grand Cru in 17 comuni); ha circa 350 anni di storia dal (misto) cuvée alla seconda fermentazione; quando si serve fa subito pensare alla Notte stellata di Van Gogh e lo ha narrato benissimo Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, potendosi ballare sia con Barry White che con Puccini, meglio di tutti con Il valzer dei fiori di Čajkovskij. Comunque fate voi! L’autrice offre utili notizie e meditati suggerimenti, legati a una notevole competenza e alla personale esperienza. Poi ciascuno è libero. È una guida allegra, non un pedante manuale! È un approccio aperto, non un elenco chiuso! Ci sono quatto delle Docg italiane, ovvio che ne manchino settanta; ci sono le tre regioni più rappresentative, ovvio che è bene andiate anche nelle altre regioni e cantine. Per i sei vini italiani il percorso è analogo allo Champagne ed è opportuno non soddisfare qui I lettori, lasciandoli curiosi di leggere e sperimentare individualmente gli abbinamenti (anche alimentari, seppur in secondo piano). Ogni tanto alcune frasi e concetti sono ripetitivi, un po’ d’ebbrezza è giustificata. Comprensibilmente si sente un particolare afflato per i vini siciliani, in particolare per quelli eroici intorno al maestoso vulcano (con il vitigno principe Nerello Mascalese), laddove la vite era già presente nell’era terziaria, persino prima dell’arrivo della specie umana. Come darle torto?



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