Viola è il suo colore

Viola è il suo colore

Novembre 1997. Edoardo della Rocca si reca a Cadibona, in provincia di Savona, presso l’Abbazia di San Lorenzo Martire. Fa freddo, la neve è caduta copiosa e il silenzio regna opprimente: eppure l’uomo non si fa spaventare dal tempo avverso; sta in piedi nel piazzale antistante l’ingresso dell’abbazia e aspetta pazientemente con un cappuccio calato sulla testa. I suoi occhi azzurri fissano il portico in modo quasi ipnotico, quando una voce lo distoglie improvvisamente dai suoi pensieri: è padre Michele, che aperta la porta laterale, lo invita gentilmente ad entrare con voce rassicurante. Ma Edoardo non ha intenzione di essere gentile quel giorno: è arrivato lì per stanare due persone, l’abate Crispino e padre Carlo, che lui reputa essere i responsabili della morte di suo fratello Vittorio, ucciso sei mesi prima proprio nell’abbazia. E a nulla valgono le suppliche di padre Michele, mentre in preda al delirio, con in mano un revolver calibro 7,65, Edoardo irrompe dentro la struttura… Nel maggio 2005, a Novi Ligure, tre uomini, battezzati Mr.White, Mr. Black e Mr.Green (in omaggio a Quentin Tarantino, regista preferito di uno dei tre) stanno per fare irruzione a Villa Gioconda, abitazione dell’ingegner Lupi. Il piano è di aspettare che il domestico filippino di Lupi esca a portare a passeggio i dobermann, fare irruzione in casa, e immobilizzare moglie e figlia dell’ingegnere mentre Giuseppe ‒ alias Mr. Green, esperto in scasso ‒ si occupa di aprire la cassaforte. Tutto molto semplice: nessuno si farà male e tutti contenti... Nel luglio 2012, Dario e Lorenzo Traverso, due fratelli di Albissola Marina, prendono la folle decisione di coltivare canapa nella cantina della loro abitazione: devono assolutamente rientrare dei dodicimila euro fregati a mamma Adele a sua insaputa (praticamente i risparmi di una vita), soldi che Dario ha investito ‒ e miseramente perso ‒ in una mano disastrosa ad un torneo di Texas Hold’Hem...

Fabio Vezzi, genovese classe 1976, ha lavorato per molti anni come agente immobiliare prima di dedicarsi alla scrittura, cominciando con alcuni racconti brevi che sono poi stati pubblicati in diverse raccolte; si definisce un “intarsiatore”, uno che rilegge ciò che scrive fino alla noia, cesellando fino a trovare la “quadra giusta”. Viola è il suo colore è il suo esordio come romanziere: un po’ mistery e un po’ thriller, con l’incursione di alcuni capitoli storici basati rigorosamente su fatti realmente accaduti; si ritorna indietro fino ai templari, sulla scia di Dan Brown; ad un antico tesoro appartenuto ai corsari nascosto nei meandri dell'Abbazia di Cadibona, e ad un potente e misterioso artefatto ‒ definito il “clavicembalo” ‒ dotato di vita propria, la cui energia potrebbe cambiare profondamente le sorti dell’umanità. Reati differenti, anni più o meno lunghi da scontare, e un solo carcere, quello di Marassi, dentro al quale le vite di Edoardo, Giuseppe, Dario e Lorenzo, sono destinate ad intrecciarsi; quattro personaggi che non sono certo dei veri criminali, ma semplicemente degli antieroi, persone comuni che sognano il riscatto da una vita grama. Contro le disuguaglianze, contro l’accentramento del potere ‒ qui rappresentato da abate/attendente/guardiano, la cosiddetta triade ignota ‒ a favore del bene comune: incalzati da Edoardo (artefice di un piano che punta ad onorare la memoria del fratello morto attraverso la realizzazione del suo più grande desiderio), carichi di dubbi ma pronti a scandagliare mura millenarie per vivere l’avventura che potrebbe davvero regalar loro la gloria, e perché no, anche qualche bel soldo in tasca. La vicenda raccontata da Vezzi è piuttosto ambiziosa e articolata, ma lo scrittore la governa grazie ad un’esposizione ordinata, facile da seguire. Cinquecento pagine però sono forse troppe, e in alcuni punti la credibilità del plot viene meno, a causa anche dei dialoghi, che risultano un po’ forzati e ingenui. Il finale, invece, è interessante, aperto ad un ipotetico seguito.



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