Virginia e gli uomini mostro

Primi del ‘900. Il professor Arthur Maxon è un biologo brillante. Ricco di famiglia, conduce da anni in parallelo alla sua carriera universitaria delle ricerche segrete che gli hanno permesso di ricreare la vita umana in laboratorio. Ma gli umanoidi che finora ha fatto “nascere” presentavano tutti orribili deformità che hanno costretto Maxon a disfarsi di loro. Una macabra routine che sta portando alla rovina anche il rapporto dello scienziato con la sua giovanissima figliola Virginia, che è costretta suo malgrado a una vita ritirata e grigia. In cerca di un po’ di sollievo dagli orrori e dalle frustrazioni delle sue ricerche, Maxon parte con Virginia per una crociera in Oriente. Ma giunti a Singapore, la febbre della scienza lo coglie ancora, e Maxon avvia un progetto davvero ardito: costruire un laboratorio nella foresta di una isoletta remota e lì, lontano dalla civiltà e da occhi indiscreti, con l’assistenza di qualche servitore, dare vita alla sua stirpe di uomini perfetti…

C’erano una volta i pulp magazine, che contrariamente a quento si possa immaginare hanno poco a che fare con Quentin Tarantino e con la sua estetica (più correttamente da definirsi “exploitation”). Volumetti e riviste da edicola a prezzi popolari e con copertine sgargianti che tra 1890 e 1960 hanno presentato storie di avventurieri, detective, astronauti, maghi, guerrieri, soldati: tanta narrativa di scarsa qualità fatta con lo stampino, ma anche qualche capolavoro. Non è purtroppo il caso di questo Virginia e gli uomini mostro, uscito nel 1913 con il titolo A Man Without a Soul sulla rivista “All-Story Magazine” e in volume solo nel 1929 con il titolo definitivo The Monster Men. Un po’ Frankenstein, un po’ L’isola del dottor Moreau e un po’ Salgari, questo romanzo minore del creatore di Tarzan e di John Carter di Marte è raffazzonato e zeppo di luoghi comuni narrativi. La fascinosa ambientazione esotica non è sufficiente a riscattare i personaggi bidimensionali e il colpo di scena finale in salsa romance, forzato e ai limiti del ridicolo.



 

 

 

 
 
 
 

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