Virus, la grande sfida

Come in una partita a scacchi che dura da millenni, due entità si apprestano ciclicamente a fronteggiarsi: la prima, che comprende schieramenti di virus e batteri, è pressoché invisibile ma dura ad arrendersi, è capace di lasciare segni devastanti e di architettare mosse di estrema intelligenza; la seconda siamo noi, uomini e donne viventi sul pianeta Terra, vulnerabili, non sempre infallibili. I due rivali hanno una fondamentale caratteristica comune: la volontà di sopravvivere, a tutti i costi. Studi sul genoma del nemico lasciano credere che la prima comparsa degli agenti infettivi risalga a 4990 anni orsono. Le cronache scritte più antiche di questo eterno torneo ci riportano invece all’estate del 430 a.C.: racconta Tucidide, infatti, che durante la guerra fra Atene e Sparta, tramite un contagio violento e diffuso, si diffuse la peste. Un analogo morbo, visto come "castigo di Dio", si ripresentò al tempo di Giustiniano, VI secolo d.C.: fu sterminio in tutta Europa. E poi, ancora, a metà del XIV secolo nel 1630 (con testimoni d’eccezione, rispettivamente, Boccaccio e Manzoni). Nell’era moderna e in quella contemporanea, il male continua a imperversare e, con l’aumento demografico e la mobilità più intesa, aumentano i morti: 100mila solo a Hong Kong nel 1894; fra i 50 e i 100 milioni sono state invece le vittime, in tutti i continenti, della famigerata Spagnola del 1918. Nel frattempo, la medicina fa progressi, la scienza si allea con gli scacchisti più deboli e la ricomparsa di morbi infettivi a rapida diffusione, come l’Ebola, la SARS, l’HIV terrorizzano l’umanità che, tuttavia, riesce a tenerli a bada e, talvolta, a farli svanire completamente. L’arma più potente? Il vaccino. Ed eccoci ai giorni nostri, proprio all’oggi: un intero pianeta in attesa dell’antidoto per il COVID-19…

Era necessario ripercorrere la millenaria guerra tra uomo contro virus per comprendere e spiegare, nei dettagli ma in modo accessibile, ciò che sta accadendo qui e ora: in ogni luogo del mondo nella primavera del 2020. A farlo è Roberto Burioni, popolarissimo, familiare, volto della medicina italiana (è ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e attivo divulgatore in tv e sui social network), spalleggiato dal collega epidemiologo Pier Luigi Lopalco. Il libro era nato per raccontare come la scienza avesse già provveduto a salvare l’umanità, per cercare supporto nei cittadini in un tempo che ha fatto emergere sfiducia, quando non delegittimazione, verso la ricerca, la medicina, le competenze degli esperti. In una virata editoriale, l’autore ha inserito in corsa tutte le informazioni, le conoscenze e le aspettative sulla "peste nera" in atto. E ha scelto di dedicare il lavoro ai "colleghi che stanno combattendo in prima linea, con le sole armi del coraggio, del sacrificio e della scienza", nonché di devolvere i proventi in beneficienza. "Virus, la grande sfida" è un’indagine sul nemico, al fine di "conoscerlo per combatterlo". Perché, accanto alla medicina che sta compiendo sforzi significativi per decifrare questo coronavirus, alla matematica che analizza i trend e organizza le terapie e al necessario metodo scientifico, occorre essere informati. Il guaio e, allo stesso tempo, la sovrumana sfida, è che stiamo giocando la partita a scacchi proprio quando il virus ha già compiuto il suo capolavoro: la pandemia. Eppure, "in questo momento terribile - scrive Burioni - la scienza imperfetta fatta di uomini deboli e fallaci ci appare l’unico scudo in grado di proteggerci".



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