Vita agra di un anarchico

Vita agra di un anarchico

Milano 1954: il miracolo economico, la febbre dei consumi, le strategie aziendali, la frenesia dei guadagni, la religione del conformismo, la disumanità dei rapporti, il vetrocemento dei grattacieli, le fabbriche che lavorano l’acciaio e l’anima, gli automobilisti viperini, le segretarie secche che sfrecciano sui marciapiedi, i ragionieri senza pietà, gli impiegati votati al carrierismo, i sacerdoti senza fede, i politici ideologizzati, gli artisti venali e senza stile. Luciano Bianciardi, sceso da un treno proveniente da Grosseto, prova un acuto senso di smarrimento che a poco a poco si tramuta in una forma di disincantata repulsione nei confronti di una condizione di vita di cui tutti cantano le lodi. Il clima di solitudine affollata stringe in una morsa sempre più dolorosa l’intellettuale anarchico venuto dalla provincia, che trascorre intere giornate tamburellando chino sulla macchina per scrivere traduzioni per le più importanti case editrici milanesi, riservando solo la domenica alla stesura dei propri libri. Quelli con cui racconterà lo stupore per un mondo di cui avverte fin da subito i segni della pericolosità e in cui riverserà tanto l’umore malinconico degli ideali traditi, quanto le invettive ironiche ma non meno sanguigne del suo risentimento…

Dati i tempi, ripercorre la vicenda umana e letteraria di Luciano Bianciardi (Grosseto 1922 – Milano 1971), oltre che un piacere letterario, rischia di essere un gesto politico. Quello di riconoscere che le storture, i veleni e i paradossi dell’infatuazione neocapitalistica ci hanno davvero condotto a quella deriva economica e umana che lo scrittore maremmano aveva intuito fin dagli anni Cinquanta. Lo scrittore maremmano vive in un periodo storico-letterario ammaliato dalle lusinghe del miracolo economico e devoto ai principi del conformismo ideologico. All’interno di questo contesto la sua vicenda umana e letteraria si caratterizza di una rabbiosa denuncia di marca volutamente polemica. L’eccentrica preveggenza della sua testimonianza e la pregnanza intellettuale dei suoi testi, situabili tra la saggistica e la narrativa, risulta talmente evidente da lasciare stupiti che le sue opere possano aver subito la stessa sorte di tanta letteratura accantonata a latere dei riconoscimenti ufficiali, come entità meramente suppletiva e inessenziale tra le diverse manifestazioni della vita pubblica. Per questa ragione, se in questa pregevole ricostruzione biografica c’è il succo della sua esperienza umana, Pino Corrias non manca di ricordarne ovviamente anche i risvolti artistici. Scrittore emblematico, oggi che la crisi sembra risucchiarci in un abisso senza fondo, la storia di Luciano Bianciardi merita davvero di essere ripercorsa. E bene ha fatto la Feltrinelli a mandare nuovamente in libreria questo prezioso libro a vent’anni di distanza dalla sua prima edizione.



 

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