Vita: istruzioni per l’uso

Bassàm viene contattato dalla misteriosa Società degli urbanisti per girare un documentario sulla riprogettazione del Cairo. Bassàm Baghat è un giovane radicale, partito da posizioni liberaliste che lo hanno portato a lavorare per un’organizzazione che si occupava di diritti umani, tra le cui fila, prima di abbandonare l’idealismo per la scrittura cinematografica, ha conosciuto Rim, donna volitiva e capricciosa, sette anni più grande di lui, con la quale ha instaurato una tormentata relazione fattasi sempre più problematica e le cui difficoltà hanno entrambi provato a nascondere dietro le volute dell’hashish fino alla notte in cui Bassàm è uscito in punta di piedi dall’appartamento di lei e ne ha catalogato il numero di telefono come X3, il terzo dei numeri ai quali non intende più rispondere. La loro relazione, come tutte le precedenti instaurate da Bassàm in un Cairo soffocato dal pettegolezzo e dal bigottismo si è svolta di nascosto, ingressi furtivi e clandestini in casa di lei e uscite altrettanto furtive per non incorrere in irruzioni della Buoncostume chiamata da zelanti vicini, che tanti imbarazzi ha creato al regista da giovane. Il sesso è il grande tabù generazionale e la pornografia il suo corollario, un feticcio che accompagna tutto il processo di maturazione di Bassàm e fa da sfondo sonoro al suo incontro con il rappresentante della Società degli Urbanisiti, una sorta di ordine segreto diffuso in tutto il mondo che ha lo scopo di riprogettare il Cairo dopo che la città è stata flagellata dal cosiddetto Tsunami di sabbia che ha cambiato per sempre i connotati della città. L’incontro con Ihab Hassan è l’evento sismico che scuote la vita di Bàssam, lo distoglie da una quotidianità vissuta per lo più nel quartiere 6 Ottobre, gli dà uno scopo e una missione: la riqualificazione del Cairo! Oppure no? Quali sono le reali intenzioni della Società degli Urbanisti?

Romanzo sperimentale, visionario e a tratti allucinato, Vita: istruzioni per l’uso è costato d Ahmed Nàgi due anni in un carcere egiziano per oscenità, ma alcuni critici hanno giustamente osservato che, sebbene il famigerato capitolo 6 dell’opera sia stato il motivo ufficiale della condanna, i motivi per cui il libro era inviso allo Stato egiziano sono piuttosto da ricercarsi nelle descrizioni estremamente puntuali e precise della quotidianità al Cairo, in frasi come “per i maschi la vita è un incubo, per le donne una realtà infernale”, nelle righe che descrivono la città come un ricettacolo di odio più che negli orgasmi dei protagonisti. Un testo, quello di Nàgi, in cui non manca nulla. La città è descritta come un unico, grande girone dantesco nel quale i dannati vivono gomito a gomito: la miseria come fattore comune. Bambini di strada, prostitute, uomini obesi, donne bardate sotto strati di stoffe, scambisti e vecchi gay sono il pullulante campionario ritratto a parole da Nàgi e nelle illustrazioni di Ayman al Zarqani che compongono una sorta di graphic novel nel libro. Come dice Riccardo Noury nella sua prefazione, la forza di questo libro non sta nella sua profonda, rivoluzionaria innovatività, nel suo essere un testo disarticolato e sperimentale, ma nella stentorea denuncia delle sistematiche violazioni dei diritti umani durante la Rivoluzione del 2011; denuncia che gli è valsa un contributo di Amnesty International per la pubblicazione. Il Cairo descritto da Nàgi è una città sporca, nella quale la violenza è linguaggio quotidiano e i vaneggiamenti di Al Sisi si erano appena manifestati in tutto il loro delirio di potenza, una città di odori aggressivi, popolata da uomini orribili e gravata da un’atmosfera ben più opprimente e mefitica della fantomatica tempesta di sabbia che è alla base del racconto. La descrizione delle atmosfere e delle violenze non può non evocare alla mente del lettore italiano il presagio del delitto Regeni che si sarebbe consumato di lì a poco, in quelle stesse strade popolati di indifferente miseria umana.



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