Vite apocrife di Francesco d’Assisi

Vite apocrife di Francesco d’Assisi

Parigi, 1266. Fra’ Deodato da Orvieto, amanuense e segretario di frate Bonaventura da Bagnoregio, ministro generale dell’Ordine francescano, viene incaricato di partire per Assisi alla ricerca di frate Leone. L’ultimo sopravvissuto tra i primi seguaci di Francesco pare vaghi sui monti umbri in preda al delirio, inviando missive folli e calunniose sulla vita del Santo, dirette al vescovo di Assisi, al papa e a Bonaventura stesso, con il rischio di fare proseliti e minacciando di lacerare l’Ordine già compromesso da dissapori interni legati all’interpretazione della Regola stessa. La Legenda maior, la biografia di Francesco da poco completata da Bonaventura, dovrà essere considerato l’unico documento ufficiale e per tale motivo il ministro generale dà ordine di distruggere tutti gli altri incartamenti esistenti e di rintracciare frate Leone perché s’interrompano anche le pericolose lettere inviate dal vecchio seguace del Santo, ormai preda della pazzia e della possessione diabolica. La ricerca del giovane segretario Deodato si trasforma in un viaggio, non solo molto faticoso ma altrettanto avventuroso, attraverso le strade e i boschi dell’Umbria, dove finalmente si concluderà la sua missione. Il vecchio frate Leone, eremita in una grotta nascosta in mezzo alla selva, conserva un libro con le sue memorie e una chiave misteriosa che cederà a Deodato, combattuto a sua volta dall’essere obbediente ai suoi superiori o ricostruire la vita del Santo ascoltando le testimonianze di frate Leone e degli assisiati…

Il viaggio dell’amanuense Deodato si attorciglia nel tempo, scavallando il 1266 per tornare indietro ai tempi di Francesco per poi balzare in avanti alla fine del secolo, quando il fraticello è oramai vecchio e prossimo alla morte nella sua Orvieto, dalla quale tutto è cominciato. Ciò che Massimiliano Felli ci offre è una rilettura e una reinterpretazione della vita di Francesco d’Assisi, come se fosse l’ennesima storia apocrifa e un’altra leggenda sotto la quale viene seppellita la verità. Ne esce un Francesco più uomo che santo, fatto di carne e sangue, malato e dolorante, che sfida Dio accusandolo di aver ceduto il suo corpo a Satana. Un Francesco che non vorrebbe proseliti ma che viene suo malgrado portato ad esempio e seguito, impotente davanti al movimento che si sta creando e che interpreta a suo piacimento una Regola che lui avrebbe voluto sine glossa, ma che è causa di scontri e litigi mentre lui è ancora in vita. Sullo sfondo, la guerra tra Federico II e papa Gregorio IX, la figura di Chiara e quella di Frate Leone che mescolano l’invenzione narrativa di Massimiliano Felli ai fatti storici. Avvincente come un giallo e dettagliato come un saggio, racconta in modo affascinante un personaggio che già lo è di per sè, al cui mistero non si può sfuggire anche se lontani da quella Regola e da quella povertà alla quale Francesco si era votato. “Se mai vorrai cimentarti pure tu nel compilare una Vita – di Francesco d’Assisi, di Deodato da Orvieto e di chiunque altro, te compreso – non commettere il mio stesso errore, figliolo. Tu elenca i fatti, registrali fedelmente, ma non spingerti oltre. Sii onesto nella tua ricerca, modesto nelle tue ambizioni. Non cedere alla smania di spiegare, di chiosare, di tutto comprendere.” Una storia, quindi, che ci mostra come la verità possa essere manipolata con l’interpretazione e con l’eccesso di spiegazione, ma anche un romanzo storico dai risvolti attuali, poiché attuale è la distorsione della verità che facilmente tutti possono manipolare attraverso la tecnologia, nuovo pulpito dal quale tutti possono alzare la voce.



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