Vite colme di versi

Vite colme di versi

Non esiste un linguaggio univoco della Poesia del Novecento, ma tante forme di espressione quanti sono stati i poeti che lo hanno attraversato lasciando nei versi una traccia del proprio passaggio. Nemmeno l’attivismo dei movimenti collettivi o il senso di un’appartenenza comune hanno prevalso sullo stimolo individuale dei poeti. Tanto vale non privilegiare alcuna linea interpretativa, né promuovere un particolare indirizzo; ma presentare una pur ridotta selezione di essi nella solitudine della poetica che si è stagliata lungo la storia del secolo scorso. La ricognizione parte dallo scenario abbandonato di quei territori di frontiera in cui Giorgio Caproni indugia con “un nichilismo calmo, pacato” a filosofeggiare “non solo sulla morte di Dio ma anche sul freddo della Storia”. Si sofferma a rendere omaggio alla sofferta vena lirica e intimistica di Piero Bigongiari, a quella radicale di Lorenzo Calogero e a quella trasgressiva di Dario Bellezza; al genio di Dino Campana, alla metafisica di Luciano Erba; alla scarna, essenziale lacerazione poetica ed esistenziale di Giuseppe Ungaretti, all’impegno civile di Alfonso Gatto, all’amaro disincanto di Paul Celan, alla voce consumata dall’inquietudine di Ingeborg Bachmann e altri ancora…

Vivaddio, scrivere di poesia non significa necessariamente esprimersi nella forma del saggio con un linguaggio da iniziati o attraverso poderosi volumi. Che non sia così ce lo dimostra Nicola Vacca in questa agile raccolta di brevi e fulminanti ritratti di ventidue poeti del Novecento. La sua ricognizione procede senza mappe e non ha la pretesa di fornire un catasto critico del frammentato universo poetico del secolo scorso; ma quella di allargare, per una volta, i filtri della critica che vaglia e raggruppa gli autori in correnti, canoni stilistici e generazioni, per aprirci lo scorcio di una collezione privata e del tutto personale. A ognuno di essi, alcuni tra i più grandi come Ungaretti, Gatto, Campana, Celan, Bonnefoy, Cohen e Prevert, altri tra i meno conosciuti come Beppe Salvia e Piero Ciampi, Vacca dedica non più di tre pagine, nelle quali offre al lettore, con piglio umile ma rigoroso, la personalità dei singoli poeti: quanto basta a orientare attraverso un profilo critico breve ma profondo, di quella profondità di cui solo la superficie poetica è davvero capace. Apparirà chiaro, infatti, a chiunque voglia lasciarsi trasportare da tale leggera profondità, che Nicola Vacca oltre a essere un valente critico letterario è anche un grande poeta contemporaneo. E che aveva ragione Eugenio Montale: “I poeti riconoscono i poeti”.



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