Voci dalla luna

Voci dalla luna
Sono le 6 e 35 di mattina, è estate. “È colpa del divorzio”: sono queste le prime parole che galleggiano sulla faccia ancora addormentata di Richie Stowe. Dove le ha sentite? Chi le ha pronunciate? In pochi secondi tutto torna al proprio posto, i piccoli pezzi si incastrano e vanno a ricostruire la scena della sera prima: suo padre sta parlando con Larry, il fratello maggiore. “È colpa del divorzio” è la frase con la quale Greg gli sta dicendo che si è innamorato di Brenda, l'ex moglie di  Larry, e che la sposerà. Il divorzio è duplice. È quello fra Larry e Brenda, certo, ma è anche quello fra Greg e Joan, tanti anni prima. Come se non avesse già tanti pensieri, Richie, 12 anni e la volontà di farsi prete. Pensieri che hanno la forma di Melissa, pelle abbronzata, camicia annodata in vita e un pacchetto di sigarette nascosto nel reggiseno. La voglia di baciarla, la vocazione, il seminario, padre Oberti e la convinzione che per la sua età fosse tutto già troppo complicato. Intorno girano, come satelliti con una propria traiettoria, i membri di questa famiglia esplosa: Greg, Larry, Carol, Joan. Ciascuna di queste traiettorie viene seguita, ma solo per 24 ore: Richie con la bicicletta, la messa mattutina, Melissa, suo padre Greg nel compito difficile di raccontare ai suoi tre figli il suo amore per Brenda, Larry che trova nella madre Joan tutto il conforto e la rassicurazione in una dolcissima frase “Il nostro compito non è vivere grandi vite, il nostro compito è capire e portare avanti le vite che abbiamo”...
Triplice divorziato e cattolico lui stesso, Dubus ha scelto di raccontare la vita delle persone comuni, spesso adulteri, peccatori. Mediocri, se proprio vogliamo spingerci un po' oltre il consentito. E ha scelto il mezzo più difficile per farlo, quello indicato dal maestro Cechov, il racconto. A un editore che gli aveva domandato “perché non un romanzo” spedì uno dei suoi racconti più belli, lungo 11 pagine, accompagnato da una lettera: “La versione originale era di 78 pagine”. Riduceva all'essenza, quindi, guadagnandone in profondità. A guadagnarci, in questo Voci dalla luna, è anche la speranza. C'è molta più dolcezza in queste pagine rispetto ai tre racconti raccolti nel precedente Non abitiamo più qui, o forse si tratta di maggiore compassione verso ogni tipo di debolezza umana, che sia la necessità di sentirsi amato, che spinge Greg ad accogliere Brenda, o l'incapacità di fare del proprio talento un mezzo di sostentamento, che impedisce a Larry, attore e ballerino, di dire al mondo “Eccomi qui, guardate cosa so fare”, o la forza umile con la quale un ragazzino dodicenne dalle braccia magre sceglie di sentirsi libero da ciò che prova. O libero di provarlo.

 

 

 

 
 
 
 
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