Voi non sapete che cos'è l'amore

Voi non sapete che cos'è l'amore
Raymond Clevie Carver Junior. Unica differenza rispetto al nome di suo padre quel “Junior” che lui detesta. Nonostante questo, con quel nome in casa ce lo chiamano fino all’adolescenza, poi il ragazzo s’impunta di non rispondere più a nessuno se continueranno con quell’appellativo. E allora il padre lo chiamerà Doc fino alla morte (sempre meglio del nomignolo Frog datogli da piccolo, in fondo). Un’infanzia fatta di povertà, di spostamenti dovuti ai diversi lavori del padre alla ricerca di una fortuna precaria che non arriverà mai. I ricordi dell’età fanciullesca hanno la forma e il colore del cesso fuori casa, anche quando tutti ormai l’avevano dentro; dell’automobile presa tardi rispetto agli altri e di pessima qualità e per la quale il padre spendeva decisamente troppi soldi in riparazioni; della madre che buttava il whisky nel lavandino affinché non il padre non lo vedesse. Niente cambia in meglio quando Carver da figlio diventa marito e poi padre: anche lui passa da un lavoro a un altro, da una casa ad un’altra e quando arriva a casa spesso gli riesce difficile trovare modo, tempo ed ispirazione per comporre. Quando la svolta arriva, forse è quando uno più non se lo aspetta… Io sono Bukowski e vi dico che voi non sapete che cosa è l’amore. Non lo sapete perché non avete mai sperimentato l’amore vero. Io invece sì perché a 51 anni sono innamorato di una ragazza di 25: “Ma voglio che vi ricordiate questo / c’è solo un poeta in questa stanza stasera / solo un poeta in questa città stasera / forse solo un poeta vero in questa nazione stasera / e quello sono io. / Che ne sapete voi della vita / che ne sapete voi di qualsiasi cosa”… 
È la mano di Raymond Carver che fa parlare in questo modo Charles Bukowski nella poesia Voi non sapete che cos’è l’amore che dà il titolo a tutta la raccolta. Di nuovo saggi, poesie e racconti messi insieme nel 1984. Ancora un libro osannato, come ci ricorda la quarta di copertina, dal San Francisco Chronicle che dice: “Dovreste leggerlo. Ora. In questo libro Carver mostra tutto il suo enorme talento” E allora, perfetto. Cominciamo e… impossibile smentire il commento del noto quotidiano. In Voi non sapete che cos’è l’amore Carver ci offre un altro pezzo di sé, entrando molto nella sua vita privata, nella sua storia problematica di figlio e in quella forse ancor più turbolenta di padre, nonché di uomo alla ricerca della propria realizzazione personale attraverso la scrittura. Perché Carver scrive principalmente racconti? Che cosa vede nella poesia? Quali sono stati, se ci sono stati, i suoi “influssi”? È vero che nella vita di uno scrittore ciò che scrive si decide nei fatti che avvengono prima dei vent’anni? Prima di dare una risposta al lettore è evidente che Carver si è posto queste domande per sé, altrimenti non avrebbe potuto scrivere di niente e di nessuno. È un Carver che si mette a nudo, sia come uomo che come scrittore (sempre che le due cose possano viaggiare su binari paralleli) in modo tale che, anche avvicinandosi ad altri suoi libri, il lettore può capire, senza voler essere presuntuoso, un po’ di più, al di là di ogni logora biografia, chi e perché li scrive.

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