Volevo essere una gatta morta

Volevo essere una gatta morta
Chiara una certezza nella vita ce l'ha: non è nata gatta morta né può diventarlo. Non è mai stata una bellezza e “certo non nel modo in cui non lo era Bridget Jones”. Non riesce ad essere perfetta in qualsiasi situazione, a ubriacarsi senza essere scomposta, a sorridere durante una cena senza una foglia di insalata tra i denti. Chiara è una che prima di un appuntamento dice “Ti raggiungo io”, mica come le gatte morte che non si muovono di casa se non le si va a prendere. Chiara insomma non appartiene a quella categoria di donna “verso la quale gli uomini hanno una particolare propensione e contro cui non c'è niente da fare perché lei vince, vince sempre”. Stratega e subdola, la gatta morta  si finge debole e indifesa quel tanto necessario a incastrare il lui di turno. Chiara, al contrario, del tutto aliena a qualsiasi strategia seduttiva e anzi tendente ad una certa spontaneità e goffaggine da cucciolone festoso (sapete no, di quelli che per l'esuberanza fanno cadere le sedie), degli uomini diventa tutta al più confidente e amica (saltuariamente anche di letto). Come con Francesco che lei ama, non corrisposta, fin dai tempi del liceo. Per fortuna che a consolarla dalle disavventure amorose, familiari e lavorative ci sono Matelda, Luca, Chiara, Michele, gli amici storici, quelli sempre pronti a buttarla sul ridere e a sdrammatizzare quando lo sconforto avrebbe la meglio...
Chiara Moscardelli, trentottenne romana che lavora a Milano in un ufficio stampa editoriale, esordisce per Stile Libero Extra di Einaudi con un romanzo fresco, divertente e ben scritto che, immaginiamo, ha attinto a piene mani dal vissuto dell'autrice stessa e delle di lei amiche. Volevo essere una gatta morta conferma che i chick-lit (nello slang americano chick significa giovane donna e chick-lit è un'abbreviazione di chicken literature, letteratura per pollastrelle) possiamo scriverli anche noi con risultati pari, se non migliori, a quelli provenienti dall'oltremanica (vedi Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding) e da oltreoceano (vedi I love shopping di Sophie Kinsella). Capitoli come “L'interrail”, “Quando un mal di pancia può fare la differenza” e “Una questione di sedere” sono delle vere chicche. Non so l'effetto che vi farà, per quanto mi riguarda ero letteralmente piegata in due dal ridere. Insomma, un esordio coi fiocchi per una scrittrice di cui speriamo di leggere altro a breve. Di chick-lit in circolazione ce ne sono parecchi ma sono tutti riusciti? Il più delle volte risultano talmente caricaturali e sdolcinati (con happy end da favola disneyana  incorporati) che al secondo capitolo li abbandoneresti senza rimpianti. A pensarci bene, non ricordo un chick-lit che fosse spassoso e godibile come Volevo essere una gatta morta dai tempi di Alessandra Casella con Un anno di Gloria (e parliamo del 2001). A Chiara Moscardelli diciamo: bene, brava, bis.

Leggi l'intervista a Chiara Moscardelli

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER