Volevo fare la rockstar… e poi ho smesso

Olivia ha ormai fatto il callo a tutta una serie di disastri quotidiani che le si abbattono addosso con la puntualità di un orologio svizzero un giorno sì e l’altro pure, e quindi diciamo che ogni mattina parte preparata, snocciolando le voci del suo personalissimo quaderno di doglianze più o meno come si sgranano le perle della corona di un rosario, pronta tutto sommato a non arrendersi quale che sia la scocciatura del giorno: certo però quella mattina non può prevedere che due escursioniste a cinquecento metri da casa ritrovino il cellulare che le è caduto senza che se ne accorgesse e, temendo magari di metterla nei guai chiamando qualcuno di inopportuno, non riuscendo ad attirare la sua attenzione perché ormai aveva svoltato l’angolo, smadonnando sulla sua bicicletta scassatissima, compongano, pensando in quel modo di non sbagliare affatto, anzi, di avvalersi della più innocua delle soluzioni, cosicché il telefono le possa ritornare a disposizione senza danno, in verità il numero fatale: quello di sua madre. La donna che non ha chiamato nemmeno per gli auguri di Natale: del resto, Nadja festeggia ricorrenze indiane e hawaiane, cosa se ne fa del Natale? E invece…

Andata in onda, dopo una certa attesa, recentemente su Rai Due e tuttora visibile su Rai Play, con un riscontro tutto sommato discretamente positivo per il tipo di prodotto, il target di riferimento e la collocazione in palinsesto, sia in termini di share che di gradimento e critica, Volevo fare la rockstar, per la regia di Matteo Oleotto (anche autore), con Valentina Bellè, Giuseppe Battiston, Emanuela Grimalda, Angela Finocchiaro, Lorenzo Adorni e tanti altri validi professionisti, è una fiction in dodici puntate che racconta la storia di Olivia. Che ha meno di trent’anni, un fratello scansafatiche, una madre a dir poco sciroccata, due gemelle da crescere, un inesorabile senso di responsabilità che la opprime, una vita nel caos e la consapevolezza che, dato che l’esistenza è una, tanto vale viverla cercando di fare del proprio meglio e di non affogare nei rimpianti frustrando i propri sogni. È tratta, oltre che dal blog omonimo, da questo libro, il primo romanzo di Valentina Santandrea (anche lei fra gli autori della fiction), comunicatrice, storyteller e insegnante d’informatica per anziani oltre che per l’appunto blogger e mamma di Carolina, Camilla e Lucia: ha uno stile fresco, colorato, divertente, leggibile, credibile, sapido, connotato in maniera puntuale, serio senza essere serioso, frizzante e piacevole.

 


 

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