Volevo fermarmi a tre righe ben scritte

Volevo fermarmi a tre righe ben scritte

Gli esplodono addosso nel parco, sono zanzare e in zanzara si tramuta pure lui. Gira per la città andando a schiantarsi contro i parabrezza delle auto che procedono in direzione opposta alla sua. Si sente attratto dalle gambe scoperte infilate nei bermuda durante un’estate come tante e finisce con lo schiantarsi sul corpo di una donna… Un pover’uomo, un reietto che girovaga per strade vuote e insieme sovraffollate, chiede a chiunque gli capiti a tiro di concedergli un minuto per parlare. Parlare di cosa? Beh, di niente, assolutamente niente. In fin dei conti, lui non ha niente da dire. Non glielo concede quasi nessuno, quel minuto. O meglio sì, lo fanno. Ma distrattamente, guardando e concentrandosi altrove. Finché qualcuno non gli dà ciò che vuole, a quell’uomo, e finisce male… Un uomo, un buon padre di famiglia, ha deciso che la doccia che ha in casa non va più bene. No, nossignore. Ne vuole una nuova, strana, diversa. Così se ne fa installare una a sorpresa, una doccia moderna che dalla cipolla non getta sempre e solo acqua, ma di tutto. Latte, cioccolata calda, olio, vino, piscia e tanta altra roba. Ne viene fuori pure acido, di quello che brucia e che sfigura. È una sorta di roulette russa, chi si ficca lì sotto non può sapere cosa ne uscirà, deve tentare la sorte. E l’uomo, tanto orgoglioso del suo nuovo aggeggio, serenamente ogni mattina si lava, alle volte prima e alle volte dopo del figlioletto…

Sperduti voleva fermarsi a tre righe ben scritte, e lo ha fatto. Si è fermato a tre righe, non esattamente tre ma si fa per dire, ben scritte. Potrebbe sembrare una banalità ciò che sto dicendo, ma non lo è: queste tre righe sono davvero ben scritte. Di più, molto ben scritte. Sperduti possiede un’ottima penna, fa un uso egregio della parola e ha uno stile ben controllato e che intrattiene persino in storielle tanto brevi. Insomma, di talento ce n’è. E ce n’è a bizzeffe, a dire il vero. Ma d’altra parte non stupisce. L’autore, romano, classe ’84, non è nuovo al mondo editoriale e ha già pubblicato, negli ultimi dieci anni circa, con diverse case editrici. È bravo, quindi, e la forma del racconto gli è davvero congeniale, si vede. Di intoppi fin qui non ce ne sono, è chiaro. L’unica nota e l’unico neo e l’unica grinza sono le stesse storie dei racconti, le trame, per definirle alla spicciola. Alcune belle, significative e molto interessanti, umanamente e letterariamente, altre bruttine, poco chiare e noiose. Certo, il rischio di annoiarsi è praticamente nullo, i racconti sono brevi, ma in alcuni casi è difficile capire di cosa stia parlando l’autore. È un’opera acerba, questa, ma allo stesso tempo sperimentale e innovativa. Da leggere.



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