Wild cards - L’invasione

Wild cards - L’invasione

1979. Sono ormai trenta anni che il virus alieno wild card ha modificato per sempre l’esistenza dei sopravvissuti. A Fortunato - un nero mezzo giapponese con la fronte rigonfia - è andata bene: il virus gli ha lasciato in eredità il potere della telepatia e della proiezione astrale. Dopo una colluttazione con dei balordi, Fortunato entra in possesso di una strana monetina: “una moneta di rame delle dimensioni di un pezzo da cinquanta centesimi, rossa come il sangue rappreso”. Mettendosi alla ricerca dell’origine di questa moneta, Fortunato finisce sulle tracce della massoneria di rito scozzese... Ekkedme non è un uomo. Il suo corpo assomiglia a quello di una enorme cavalletta pelosa. Adesso giace agonizzante in un cassonetto dell’immondizia, dopo che lo Sciame Madre ha individuato la sua navicella e l’ha colpita scaraventandola sulla Terra. “Siete in grave pericolo” sussurra con un filo di voce Ekkedme prima di morire. “C’è uno Sciame Madre vicino al vostro pianeta”...

L’affascinante universo condiviso creato dagli autori di Wild Cards prende finalmente forma ed iniziano a delinearsi i ruoli dei personaggi principali che acquisiscono anche una maggiore caratterizzazione. Inevitabile la contrapposizione tra buoni e cattivi in un mondo stravolto dal virus alieno alle cui mutazioni ormai nessuno fa più caso. Rispetto al primo volume, in cui la storia appare più frammentata e non sempre è facile tenere insieme le fila di tutte le sottotrame, L’invasione calca due filoni narrativi principali: le macchinazioni del misterioso Astronomo – un Asso malvagio a capo di una pericolosissima setta massonica che ha come scopo principale il controllo dell’intera popolazione mondiale – e la minaccia rappresentata dallo Sciame, una non ben identificata creatura cosmica che si avvicina minacciosa alla Terra con lo scopo di colonizzarla. Grazie al ritmo incalzante ed ai rapidi cambi di sequenza a metà tra il racconto e la graphic novel, la storia si legge tutta d’un fiato; a testimonianza del fatto che le antologie “di mondi condivisi” tanto in voga negli anni Ottanta non sono ancora giunte al tramonto.



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