Wildwitch - Il risveglio di Bravita

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La notte dei tredici anni è una notte importante. Ufficialmente si entra nella fase adolescenziale, quella tanto temuta da qualsiasi genitore. Non si rispettano più le regole, viene reclamata a gran voce la propria autonomia e ci si sente “adulti” e non più bambini. Figuriamoci, poi, se si è una strega selvatica. Per le wildwitch, infatti, il compimento del tredicesimo anno di età significa diventare una strega adulta: come accade nella cultura ebraica, si diventa “adulti responsabili di sé stessi”, dunque in grado di esser da soli nel mondo selvatico con tutti i pro e i contro che questo implica. Ma nel mondo magico e selvatico non basta recitare un passo della Torah, bisogna dimostrare di saper aiutare il mondo degli animali e della natura. Una prova sul campo, come la chiama zia Isa, al termine della quale si diventerà o no una strega selvatica. Di sicuro dimostrare di saper aiutare un animale in difficoltà non sarà più difficile delle Prove del Fuoco o della stessa Kimera, affrontata e sconfitta poche settimane prima, pensa Clara. A confronto sarà una passeggiata nel bosco, come durante una delle lezioni con zia Isa. Inoltre, a festeggiarla ci sono proprio tutti: zia Isa, Oscar e Khala, il signor Malkin e la signora Pommeras, addirittura ci sono anche i suoi genitori. Cosa le può succedere? Una domanda fatta ad alta voce ma che forse doveva tenere per se stessa “La notte dei tredici anni può essere molto pericolosa Clara, non è tutto bello come pensi tu. Io ci sono passata”. Una raccomandazione da prendere anche alla leggera, se non fosse che a pronunciarla sia Milla, sua madre, colei che rifiuta come la peste tutto ciò che sia magico…

Il quarto libro della saga di Wildwitch riprende a pochi giorni da dove era terminata la precedente avventura. Sconfitta Kimera, Clara deve ancora scoprire chi o cosa fosse il “ritornate” che aveva trasformato la giovane Kimmie nella sua acerrima nemica. E proprio quella maledizione, antica 400 anni, si interrompe il giorno del compleanno di Clara e richiama la giovane strega al suo compito: quello di garante dell’equilibrio del mondo selvatico, dove vige la regola di “non prendere senza dare”. In questo libro i toni fiabeschi sono completamente abbandonati per dare un senso più cupo e adulto all’avventura, caratterizzata da due elementi in contrapposizione tra loro: la vendetta e l’amicizia. È quest’ultima che sembra avere la meglio nel finale, nonostante questo resti aperto - al contrario delle precedenti avventure che si concludevano in una maniera sempre più o meno positiva. L’amicizia non viene rappresentata in maniera sdolcinata ma come è nella vita reale, ovvero un sentimento che racchiude anche sacrificio e dolore. La Kaaberbol, con la sua scrittura semplice ma mai superficiale, è in grado di creare un mondo non solo a immagine di adolescente: i valori che trasmette o che intende far passare, sono raccontati in modo da essere apprezzati anche da un lettore molto più adulto e che ha passato da un pezzo l’adolescenza.

 


 

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