Xaimaca

Xaimaca

Buenos Aires, 31 dicembre 1916. Marcos Galván sale sul treno piuttosto frettolosamente, pensando al viaggio che lo attende. Quel treno che ai suoi occhi sembra così lungo a breve si perderà tra le bellezze paesaggistiche che dovrà valicare. Buenos Aires, Mendoza, Santiago e poi l’attraversamento della cordigliera che offrirà uno spettacolo sicuramente indimenticabile. Marcos si guarda intorno e sulla sua carrozza nota una coppia, la stessa incontrata in agenzia quando ha acquistato il biglietto. La donna è talmente bella da poter essere paragonata a un’attrice: che strana coincidenza essersi ritrovati! Riesce a dormire poco Marcos, durante la prima notte di quel viaggio; ore notturne in cui il treno attraversa paesaggi piuttosto piatti e il caldo si fa sempre più soffocante. Finalmente durante le prime ore del mattino, Galván riesce velocemente a recuperare le forze, del resto è un giovane e vigoroso uomo di venticinque anni, che però sente un’impellente necessità di bere un caffè. Si ritrova nel vagone ristorante, dove il cameriere gli indica il suo posto, che fortunatamente è vicino a quella strana coppia. Lei sempre bellissima: Marcos scambia qualche convenevole e finalmente si arriva alle presentazioni, che permettono all’uomo di scoprire che il signor Peñalba e la signora de Ondóñez non sono sposi, bensì fratello e sorella. È capodanno e i viaggiatori, alla stazione di Mendoza, fanno un cambio di treno, sistemandosi sul Transandino, dove il fratello di Clara – così si chiama quella meravigliosa donna – invita il giovane Marcos a sedersi accanto a loro. I tre parlano del più e del meno e inizia così il viaggio, che vede la trasformazione del paesaggio circostante e quella della donna, che si tramuta in una bambina curiosa e attenta. Si presenta ai loro occhi la cordigliera, con i suoi meravigliosi colori, le cime innevate come fossero di cristallo, sovrastate da un cielo carico di nuvole, di una bellezza che sembra quasi estranea al pianeta che ci ospita. Il treno entra in un tunnel e all’uscita si ritrovano in terra cilena, pur riuscendo ancora a seguire con lo sguardo l’infinito della cordigliera. Peñalba osserva Marcos e gli chiede se anche lui sente il refrigerante influsso dell’aria del Pacifico, dotato di particolare freschezza. Sì, Marcos lo sente il nuovo influsso e sa che non è solo il paesaggio a essere sbocciato, ma anche un nuovo amore…

La potenza della natura e quella dei sentimenti si intrecciano e a tratti si fondono in Xaimaca, il libro di Ricardo Güiraldes. Un viaggio incorniciato in paesaggio unico e incantevole, narrato con una vivacità di altri tempi, capace di scatenare profonde emozioni; un amore impossibile, irraggiungibile, a cui a un certo punto si renderà necessario dare una sterzata, per far sì che prenda la sua direzione, giusta o sbagliata che sia. Una sorta di piacevole vagabondaggio tra luoghi e sentimenti il racconto di Güiraldes, dove questi ultimi spesso vengono descritti attraverso allegorie e figure create per esaltare le più vive sensazioni. Un viaggio che fisicamente parte da Buenos Aires, attraversando le Ande, sino a giungere sulle coste dell’oceano Pacifico, in Cile, dove una crociera porta i tre unici protagonisti di una trama pressoché inesistente sino al Perù, per prolungare il viaggio sino allo Stretto di Panama e poi in Giamaica o Xaimaca – terra delle sorgenti in lingua indigena – dove Marcos e Clara dovranno inevitabilmente decidere quale destino dare al loro amore. Come Raul Schenardi precisa nella bella postfazione del libro, è piuttosto riduttivo e decisamente difficile catalogare lo scritto di Güiraldes. Può essere considerato romanzo, anche se l’espansione narrativa è piuttosto sottile: la definizione di diario di viaggio sembra essere di primo impatto la più adeguata, in quanto il racconto è impreziosito dai nomi dei luoghi, delle stazioni, dei porti, dalle date e soprattutto da una descrizione dei posti dettagliata e profondamente realistica. In verità, però, tutta la varietà paesaggistica e temporale descritta non è altro che lo specchio dell’alternanza dei sentimenti che risiedono nell’animo del protagonista, che è anche la voce narrante. Si potrebbe allora pensare che lo scopo dell’autore fosse quello di creare una sorta di diario personale, dove annotare le gioie e i dolori dati dai sentimenti, in alternanza alle bellezze paesaggistiche. Tutte opzioni accettabili e plausibili, che celano un’unica imprescindibile verità, secondo Schenardi: un libro come Xaimaca non può essere relegato in un unico genere. Un’opera, quella di Güiraldes – che conosce la sua prima pubblicazione nel 1923 –, nata dopo sette anni di lavoro, seguendo i viaggi dello scrittore per il mondo. Uno scritto iniziale di seicento pagine ridotte poi a centoventi circa, un condensato passionale e negli anni sempre attuale di bellezze del creato e delicate percezioni dell’animo. Una lettura piacevole e semplice, ricca di poesia, un libro dal contenuto potente e corposo, che come dice Schenardi “a un secolo di distanza dalla sua pubblicazione e per chissà ancora per quanto tempo, possiamo dire che Xaimaca si legge con estremo piacere proprio perché è poesia in prosa, in punta di penna, secondo la modesta definizione dell’autore”.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER