Yes, we can

Yes, we can
"L'America è la somma dei nostri sogni. Ciò che ci lega, ciò che ci rende un'unica famiglia è il fatto che ci battiamo per i sogni di tutti, e che riaffermiamo una certezza fondamentale - io sono il difensore di mio fratello, sono il difensore di mia sorella - e lo facciamo attraverso la nostra politica, le nostre scelte e le nostre vite quotidiane. E' giunto il momento di farlo di nuovo. E' giunto il momento di riprenderci il sogno americano". Una raccolta dei più importanti e suggestivi discorsi di Barack Obama dal lancio della candidatura alle primarie del Partito Democratico per le elezioni presidenziali Usa, datato febbraio 2007, alla consacrazione dello slogan elettorale "Yes, we can" del gennaio 2008. Un anno intero di enunciazioni programmatiche, slanci retorici, analisi impietose della situazione economica, sanitaria, previdenziale e sociale statunitense, allegorie religiose, richiami ai temi dei diritti civili, dell'uguaglianza e delle pari opportunità. Senza dimenticare il disastro iracheno, le bugie dell'Amministrazione Bush jr. sulle armi di distruzione di massa, il richiamo al ruolo della diplomazia nella gestione delle crisi internazionali. E anche le emergenze ambientali, il global warming, l'impatto delle speculazioni sul prezzo del petrolio sull'economia mondiale...
Vadano come vadano, le Presidenziali 2008 passeranno alla storia come l'evento che ha - se non infranto - aperto importanti crepe in ben due tabù della politica statunitense (e non solo): l'elezione di una donna e l'elezione di un nero alla carica politica più importante del mondo. La storia di Barack Obama, "lo spilungone con un nome buffo", è assolutamente paradigmatica e per certi versi paradossale: basti pensare che Obama, nato da madre americana e padre africano, con le leggi attualmente in vigore non avrebbe potuto ottenere la cittadinanza della nazione che si candida addirittura a governare. Cresciuto tra Kansas, Kenya e Indonesia, è riuscito a eccellere nello studio, tanto che - giovanissimo laureato in Legge - ha diretto la "Harvard Law Review", una delle riviste giuridiche più prestigiose del mondo. Ma proprio in questo momento si situa la scelta a sorpresa, la svolta che meglio di tutte contribuisce a definire il personaggio Obama, la sua scala di valori, la sua forza interiore: invece di avviarsi a una carriera profumatamente remunerativa in qualche prestigioso studio legale statunitense, il giovane avvocato di colore si è gettato anima e corpo nel lavoro di coordinatore sociale della comunità povera di Chicago per la Chiesa locale: un lavoro che lo ha portato a diretto contatto con i problemi e le contraddizioni più laceranti della società Usa e lo ha spinto nel 1996 a entrare in politica. Si nasconde nelle pieghe di questa storia l'approccio di Obama, che non si limita a riscoprire i temi cari alla sinistra democratica statunitense (con frequenti richiami a una dimensione religioso-spirituale molto inconsueta per un (e)lettore italiano), ma cerca anche e soprattutto di risvegliare l'orgoglio del popolo americano, la volontà di tornare a essere un modello e non un bersaglio per gran parte del mondo. They can?

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER