Yesterday’s gone ‒ Stagione uno

Yesterday’s gone ‒ Stagione uno

15 ottobre 2011. New York City. È un sabato mattina quando l’aspetto del mondo come lo abbiamo imparato a conoscere viene cambiato per sempre. Brent Foster si sveglia con un terribile mal di testa, avendo passato la notte in bianco a lavorare nella sua redazione. Si rende immediatamente conto che è saltata l’elettricità. Sua moglie Gina non si sente e lui pensa immediatamente che abbia portato il loro figlio Ben al parco. È strano, però, perché, contrariamente a quanto fa di solito, non ha lasciato nessun bigliettino in cucina per avvisare della passeggiata. Brent si sente ancora più confuso quando vede le scarpette di Ben al loro posto, nella scatola blu dei giochi. Perché sarebbe uscito a piedi scalzi? Probabilmente, pensa, sono dalla vedova Goldman, per farle un po’ di compagnia nell’appartamento di fronte al loro. Neanche qui però nessuno sembra essere in casa. Nel palazzo sembrano essere tutti spariti. Forse un’evacuazione dovuta a un attacco terroristico? E allora dove sono le vittime? In strada non si muove nulla e neanche l’allarme anti-incendio azionato di proposito sembra generare la minima reazione. Una situazione molto simile a quella in cui si ritrovano, in diverse parti del Paese, la madre single Mary Olson, l’adolescente Charlie Wilkens, l’esperto di armi Edward Keenan, il bambino Luca Harding e lo psicopatico Boricio Wolfe…

Nelle note a inizio romanzo, David Wright racconta come da bambino, alla fine degli anni Settanta, fosse un grande appassionato del programma Cliffhangers della NBC, composto da una serie di telefilm horror o di fantascienza, in episodi autoconclusivi di venti minuti ciascuno. Inutile dire che l’attesa fomentava una gran voglia dell’episodio successivo di settimana in settimana, un po’ come succede oggi con le serie di maggior successo, da Breaking Bad a The Walking Dead. Dal punto di vista letterario lo stesso meccanismo è stato ricreato alla perfezione da Stephen King nel 1996, con l’uscita de Il miglio verde in sei episodi mensili. Il ciclo di Yesterday’s gone nasce da queste stesse premesse. Il setting è quello post-apocalittico e il linguaggio e il taglio riflette quello frenetico della televisione, con tantissime voci narranti. Le psicologie dei personaggi sono leggermente stereotipate ma il punto forte del romanzo sono i continui colpi di scena, il senso di minaccia provocato dall’oscurità e dalle sue misteriose creature e il ritmo incessante della narrazione. In arrivo altre tre stagioni.



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