Zero

Zero

Mentre nel mondo della musica internazionale si facevano già i conti con travestimenti, bocca e occhi dipinti di nero, in Italia esisteva ancora una certa banalità melodica, soprattutto era ancora in auge quella “colonna sonora di altre generazioni” che sembrava tener lontani i giovani da un sound che non riconoscevano come proprio. Per fortuna sono poi arrivati i cantautori come Francesco De Gregori ed è apparso all’orizzonte un artista a 360 gradi come Renato Zero. Con la sua capacità di inviare messaggi attraverso il suo mondo di sette note, ha avuto una presa trasversale sul pubblico, ricevendo consensi da ogni fascia di età. Dal “Piper”, storico locale romano di via Tagliamento, al primo 45 giri firmato da Gianni Boncompagni, dal parterre del programma radiofoni "Bandiera Gialla" al palcoscenico dello show tv di Rita Pavone nella compagnia di Don Lurio, fino alla comparsata in Fellini Satyricon e al “Venditore di felicità” nell’opera rock Orfeo 9 di Tito Schipa Jr. E questo solo per parlare dei suoi primissimi anni, poco più che adolescente. Nel 1973 il suo primo album per la RCA No! Mamma, no!, con la copertina affidata a un famoso fotografo di moda, Arpad Kertesz, che lo accompagnerà per un tratto della sua strada artistica. Ma è il 1977 l’Anno con la “A” maiuscola per Renato Zero, quello in cui esce il nuovo disco Zerofobia, con cui scala la hit parade e soprattutto fa il tutto esaurito in ogni teatro in cui approda in Italia...

Dice Marco Travaglio nella prefazione che per fortuna c’è Luca Beatrice che tiene informati e aggiornati tutti i sorcini zerofolli su tutto quello che incide, canta, fa e produce il Renato nazionale. Insomma la rivisitazione di quanto uscito nel 2007 ormai era più che necessaria, perché Renato Zero proprio non si ferma mai, soprattutto da quando ha una sala di incisione, all’interno di casa sua. L’approccio che Beatrice ha con la musica e gli album dell'artista è serio e approfondito: viene inquadrato il contesto storico, il panorama musicale internazionale, le mode, l’arte, gli eventi. Per ciascun album vengono analizzati i testi, contestualizzandoli nel panorama del momento. Di Zero viene esaminata ogni singola trasformazione, ogni scelta per i live, ogni look, ogni emozione che ha saputo regalare al suo pubblico vastissimo. E nell’ultimo nuovo capitolo per il decennio 2007-2017, c’è il dandy contemporaneo di 67 anni che non ha smesso di parlare alla gente con la nuova sfida Zerovskij. D’altronde intorno al mito c’è molto, il suo essere artista a 360° la dice lunga sulle cose che appartengono a questa lunga carriera, inizialmente avversata, ma che poi ha conquistato il grande pubblico per non lasciarlo più. Renato Zero non è solo un musicista, non è mai stato possibile “imbrigliarlo” in una sola espressione. È poeta, cantante, autore, attore, circense, espressione anche della body-art, a giudicare dalle fantasie con cui truccava la propria persona. Artista sotto tutti i punti di vista, capace soprattutto di arrivare dritto al cuore della gente, toccando le corde più vibranti dei sentimenti, della malinconia, della comprensione.



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