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Nella val Chiavenna, tra gli scenari del lago di Como e i percorsi per arrivare nella vicina Svizzera, stanno costruendo la VAV, la via ad alta velocità che collegherà strategicamente la valle ai Paesi esteri. Un’opera voluta dal nuovo piano Marshall americano che ha fatto tornare la penisola ai tempi del dopoguerra. E, in realtà, una sorta di guerra in Italia è avvenuta, perché nel 2021 una grande sommossa popolare ha scombinato e non poco il potere costituito costringendo i governanti a uscire dall’Europa e anche dall’euro e a ripristinare la Nuova lira. Un subbuglio economico e sociale che ha permesso agli USA di ritornare a fare finta beneficenza nel Paese investendo in opere che avrebbero favorito soltanto loro. O i pochi italiani come gli appaltatori e i faccendieri del nord ovest che su quelle opere si sono tuffati a mani basse, immaginandosi già milionari e realizzati. Niente di più sbagliato. I loro nemici hanno saputo aspettare nell’ombra e colpire proprio nel momento più giusto. Al geometra Ballotti sono andati a rubare in casa, nel suo bunker segreto, portando via materiale personale compromettente e faldoni che se fossero finiti nelle mani dei finanzieri avrebbero decretato ufficialmente la sua fine. Per l’imprenditore Legnoni, invece, che per una strana coincidenza della vita risulta essere anche l’amante della bella e giovane moglie di Bellotti, l’avvertimento è stato ancora più inquietante e macabro. I ricattatori hanno profanato la tomba del suo figlioletto, morto annegato prima dei cinque anni, portandosi via i poveri resti e lasciando in fondo alla bara una piccola maschera di ferro. Un messaggio che solo Legnoni può interpretare e anche con una certa apprensione. E così, per un fatale scherzo della vita, entrambi gli uomini si ritrovano costretti a rivolgersi all’avvocato d’Aubry, gentiluomo e provetto investigatore. Chi ricatta gli imprenditori della valle legati alla VAV e quanto marcio c’è ancora da scoprire?

L’avvocato Alberigo d’Aubry è il personaggio più gustoso e affascinante della letteratura italiana di genere creato negli ultimi anni. I lettori di Garbarino hanno già avuto modo di apprezzarlo e innamorarsene nella passata avventura Le finestre sul confine del 2016, ora se è possibile il “gentiluomo di altri tempi” risulta ancora più riuscito nei modi, nelle azioni e nei dialoghi. E come ogni buon protagonista che si rispetti anche d’Aubry ha la sua spalla letteraria, perfettamente riuscita anche essa e impersonata dal suo assistente cambogiano Bonnak, un uomo pratico e spirituale allo stesso tempo, intelligente, colto, raffinato e discretissimo. Insieme sono la vera spina dorsale dell’intero thriller che si dipana tra politica, corruzione, tradimenti, vendette e minacce. Ed è indubbio che Garbarino scriva anche molto bene, imbastendo una trama che all’ottanta per cento regge magnificamente. Peccato solo per la “supercazzola” (i lettori mi scuseranno) del ripristino alla vecchia lira, delle sommosse popolari e del ritorno degli americani con un piano Marshall 3.0. Peccato davvero, perché questo scenario distopico sarà anche alla moda ma fa perdere in un colpo solo credibilità al plot e appanna moltissimo la tensione emotiva che un romanzo di genere deve sempre possedere. Dalla prima all’ultima pagina. È vero che l’ambientazione è quella del 2024 e in teoria nessuno può prevedere il futuro, ma è un futuro così prossimo che appare davvero troppo inverosimile. Nessuno pensa sul serio a una sommossa così importante e risolutiva nel 2021. Poi se mi sbaglio, vuol dire che aveva ragione l’autore, lo sapremo tra soli due anni. D’altra parte l’archivio di Mangialibri è talmente vasto e fenomenale che dovrebbe poter sopravvivere a sommovimenti sociali e politici di ogni genere.

 


 

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