È scomparso a Saarbrücken, in Germania, il linguista svizzero Max Pfister, ideatore nel 1979 e direttore sino a pochi anni fa del Lessico Etimologico Italiano, il più monumentale vocabolario etimologico del mondo.

Alla lingua italiana è venuto a mancare uno dei suoi più illustri e profondi conoscitori fuori dai confini nazionali. La linguistica ha perso con lui così uno dei protagonisti europei del Novecento. Pfister, svizzero di nascita, aveva con l’Italia, e in particolare con la Puglia, un rapporto intenso, costruito in decenni di relazioni, studi, viaggi, formazione dei giovani, conferenze, incoraggiamenti. Aveva creato, lui che non aveva mai acceso un computer e probabilmente non sapeva neanche che cosa fosse Facebook, una rete di decine di giovani e non più giovani studiosi che si sono formati seguendo le sue lezioni in una specie di officina artigiana che aveva luogo in un posto alla periferia della Germania, a Saarbrücken. Un posto dove è passata la grande, drammatica storia del Novecento, nella prima e soprattutto nella seconda guerra mondiale. Un posto conteso per decenni tra francesi e tedeschi, e riconsegnato dai primi ai secondi solo nel 1955, dopo referendum. Un posto oggi consapevole di che cosa significhi la pace. E l’Italia, la sua patria adottiva, ha tributato Max Pfister con cinque lauree honoris causa (Bari, Lecce, Torino, Roma, Palermo). Nel 2006, Carlo Azeglio Ciampi gli ha consegnato l’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Nel 2012 Michele Emiliano, allora sindaco della città, gli ha conferito la Cittadinanza onoraria di Bari. Non si contano le accademie maggiori, dalla Crusca ai Lincei, e quelle minori che lo hanno annoverato come socio.

L’opera della sua vita, quella che gli sopravvivrà, è sicuramente il LEI - Lessico Etimologico Italiano, attualmente diretto da Wolfgang Schweickard. Per raccontare il gigantismo dell’opera basta ricordare che una sola voce può anche essere lunga più di 300 pagine, e che il LEI detiene il record del mondo di lunghezza delle voci di un vocabolario per tutte e dieci le prime posizioni. Pfister ha progettato un dizionario etimologico dell’italiano e di tutti i suoi dialetti che comprenda tutte le parole documentate dalle origini più remote, della lingua e di tutte le parlate locali, che ricevono quindi pari dignità. Un lavoro titanico nella concezione e da far tremare i polsi, lasciato interrotto ma talmente ben avviato che ha ottime possibilità di essere continuato e concluso.

«Max Pfister ha innervato, con la sua opera implacabile di lessicologo e con il suo esempio che ha lasciato senza parole generazioni di giovani, la scienza etimologica in Europa», sottolinea il professor Marcello Aprile, docente di linguistica all'Università del Salento, redattore del LEI e stretto collaboratore per anni del professor Pfister. «Il suo LEI ha dimostrato di essere l’Europa che vorremmo. Quella costruita spontaneamente sulla base di valori e ideali comuni. Vi collaborano, con serena e fattiva coscienza, studiosi italiani, tedeschi, francesi, spagnoli, catalani, tutti sotto la direzione, fino a ieri, di uno svizzero. Un altro dei miracoli di Max Pfister, lo studioso che oggi l’Italia degli studi, la Puglia e il Salento piangono senza sapere se ne troveranno mai un altro».