So benissimo quanto ho peccato

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So benissimo quanto ho peccato
Poesie legate essenzialmente ad ambienti degradati e marginali come quello delle corse dei cavalli e del pugilato, a scenari di degrado urbano in cui si muovono prostitute e uomini di dubbia provenienza.  A storie ciniche e violente, candide e sconvenienti, triviali e folkloristiche. Ma anche a situazioni che attendono alla sfera privata dell’autore, da cui emerge il ghigno beffardo di un uomo sguaiato e irrequieto, fannullone e alcolizzato, artefice di una condizione di deliberata precarietà esistenziale: “comunque, è una fortuna che la bottiglia/ sia caduta in piedi, e anche se/ ne ho una di vino e una di whiskey,/ questo preannuncia, in un certo senso, una bella serata,/ e forse domani avrò il naso più lungo:/ nuove scarpe, meno pioggia, più poesie.”  Gli atteggiamenti riottosi e sbandati di un animale primordiale in una giungla di rapporti e di  convenzioni sociali in cui non se n’è mai lasciato coinvolgere: “la gente rincasava dal lavoro./ mi sono seduto su una sedia e li ho guardati/ rincasare. non avevano un bell’aspetto./ anche le ragazze giovani non erano belle come quando erano/ uscite./ e gli uomini rincasavano: sicari, assassini, ladri, ex carcerati,/ tutta la banda, e avevano facce più orribili di qualsiasi/ maschera di halloween mai inventata”… 
Difficile, praticamente impossibile disgiungere le sue scelte fondamentali, il lavoro letterario dalla sua vita. Ultimo grande scrittore e poeta maledetto dell’Occidente, Charles Bukowski – nato in Germania ad Andermach nel 1920 da padre statunitense di  origini polacche e madre tedesca e deceduto a San Pedro in California nel 1994 – va letto per l’obbedienza radicale con la quale è andato progressivamente identificandosi con la propria opera. La restituzione poetica della sua vita – presente in tutti i suoi libri – rappresenta  un inno alla solitudine e allo scetticismo che si dibatte tra la condanna senza appello della classe politica, il rigetto di ogni forma di  convenzione sociali e il disprezzo verso gli intellettuali. So benissimo quanto ho peccato – l’ultimo dei suoi libri uscito in Italia da Guanda con testo a fronte - raccoglie poesie tratte dai volumi Tra via del terrore e vicolo agonia (1965-1968) e Brucio nell’acqua e annego tra le fiamme (1972-1973). Un testo  in cui Charles Bukowski si presenta nella sua totale nudità di uomo e di poeta, mediante componimenti  che mescolano l’immediatezza della vena prosastica con un iperrealismo crudo e ironico nello stesso tempo . Riuscendo a strappare un sorriso là dove la più parte dei lettori non avrebbe saputo che trovare ripugnanza e orrore.