La pietra del mito

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La pietra del mito
Sguardo incrociato sul macrocosmo delle grandi questioni umane: “Non esistono cose certe/ e non esiste libertà, nei punti fermi,/ poiché da essi nascono gli inganni delle parole,/gli inganni dell’anima./ La reale povertà.”  e sul microcosmo delle passioni personali: “Un amore fra le labbra della neve/ calda di gioia, fiorente di verità,/ illuminata nel cielo terso del domani.”  L’ approccio intimo e dolorosamente inquieto di un pessimismo attivo che infonde nel l’intonazione del discorso poetico la capacità di rovesciare in sdegno la molla del suo impegno etico e civile: “Osserva le vaste piane/ d’amore racchiuso/ nel dolore delle gole e ascolta,/ ascoltane gli amplessi collassati in cuore/ e dimmi, dimmi se queste vite/ hanno meno senso o dignità/ di aride certezze, architetture/ di ricchi cervelli distruttori/ d’albe interiori uniche,/ a loro inarrivabili”.  L’osservazione dei fenomeni naturali, lo sguardo georgico del proprio orizzonte, le stagioni della vita e i moti dell’animo si costituiscono in un disposto armonico a dimostrazione dell’unicità dell’essere e dell’indivisibilità di corpo e spirito: “Altra ventura/ chiama, altro tempo è padre e s’appresta:/ da queste fronde, scorgo una pianura/ d’anima; nessun giammai mi ridesta:/ lieto magnificar d’ampia Natura!”…
Questa nuova silloge di Piero Donato – pluripremiato autore di libri in prosa e versi - s’impone all’attenzione del lettore per l’intensità della vertigine del sentire e la piena maturità della sua restituzione poetica, per il profondo e tuttavia garbato approccio filosofico alla materia poetica, senza che mai il pensiero impedisca alla versificazione di mantenere viva la sua pronuncia.  Se esiste nell’ambito della poesia contemporanea una linea -  per quanto ipotetica e ideale - di poesia pensante, il lavoro di Piero Donato ne rappresenta una testimonianza di elevato profilo, con esiti che premiano la fedeltà a un progetto di rinnovamento culturale di cui il poeta genovese è un artefice a cui dobbiamo guardare con gratitudine: “Probabile scintilla/ è la nostra piccola coscienza/ nel continuo cercar lo spiraglio,/ chiamando scienza/ questo immane disagio/ d’esser così distanti.”  Ne La pietra del mito trovano adeguata articolazione le ragioni della fedeltà con gli scenari naturali che da sempre fanno da sfondo alla vicenda umana dell’autore,  una tensione ideale e morale che combatte perché l’amore per la natura e per la pace sia coltivato e goduto come un frutto dolce, succoso e inesauribile, il recupero della misura mitica e simbolica, l’omaggio devoto a Baudelaire e Montale  e la manifestazione poetica dell’amore passionale acceso dall’incontro con la poetessa romana Maria Daniela Dagnino.