Non vi dimenticherò mai, bambini miei di Auschwitz
Denise Holstein, nata nel 1927 in Francia, a Rouen, di religione israelita. Matricola A 16727 ad Auschwitz, è la sola superstite tra tutti i deportati di origini ebree costretti a lasciare la città nel nord della Francia agli inizi degli anni ’40 per essere trasferiti nei campi di concentramento nazisti. “Prima della guerra la comunità israelita contava 350.000 persone. 76.000 sono state deportate. 2500 sono tornate. Ad oggi ci sono meno di 400 sopravvissuti”. È il 1940 quando, per la prima volta la famiglia di Denise si domanda che cosa significa essere ebrei e come queste origini possano diventare un rischio per la salvaguardia della propria vita. Il padre, ufficiale di riserva e combattente nelle due guerre mondiali, crede che questo sia sufficiente per metterli in salvo dal progetto nazista di sterminio, la meglio conosciuta “soluzione finale”. Ed invece, in brevissimo tempo, una famiglia intera viene smembrata, violentemente divisa, ed i pezzi di un puzzle armonioso si disperdono senza possibilità alcuna di potersi ricongiungere. Vengono dilaniati e l’idea di un’esistenza dignitosa viene spazzata via da una tempesta inarrestabile. La protagonista ha taciuto per oltre mezzo secolo. Il silenzio e l’orrore hanno prevalso sul dovere di informazione. La verità è stata celata sotto cumuli di dolore e di oppressione morale da cui la Holstein non riusciva a liberarsi, complice la paura di non essere compresa, di non essere in grado di sopportare il peso dei ricordi. Poi, dopo un lungo periodo di letargo, il ritorno alla vita. La riconquista della propria individualità ed umanità. Il suggerimento di Serge Klarsfeld (avvocato cacciatore di nazisti) di registrare su un nastro la sua sofferenza, i soprusi, le mancanze e le violenze subite durante i mesi vissuti nei campi di concentramento di Auschwitz e di Bergen-Belsen, diviene luce salfivica in un nero abisso. La concreta possibilità di andare di classe in classe dialogando e rispondendo alle domande dei ragazzi delle scuole medie, giovani vite che hanno il diritto di accedere ai territori della Memoria, assurge a dovere sociale a cui non ci si può, né si deve, sottrarre...
Il fulcro di tutta la narrazione è la Memoria, il tentativo di non dimenticare, l’urgenza di parlare ed informare per non far cadere nell’oblio frammenti di storia che, tra decenni, potrebbero non avere più testimoni diretti in grado di ricordare. Lo stile è lineare e diretto, il pathos alto, il coinvolgimento della voce narrante totale e vivissimo, la scrittura diviene visiva e ci sono descrizioni che divengono immagine pura negli occhi del lettore. Tuttavia l’autrice avrebbe potuto essere più concisa (per quanto il libro si legga d’un fiato ed in poche ore) e avrebbe potuto evitare la reiterazione di alcuni particolari ed elementi che sono riproposti quasi in ogni capitolo. Non vi dimenticherò mai, bambini miei di Auschwitz è una pubblicazione di sicuro impatto ed utilità conoscitiva per chi si approccia per la prima volta alla tematica dello sterminio ebreo. Per chi parte da una buona base di approfondimento storico del periodo trattato la lettura può invece rivelarsi un momento di riflessione personale e di raccoglimento, comunque la si pensi sulla sempre attuale questione dell’Olocausto.

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