


Folgoranti e corrusche sequenze descrittive di rottami e detriti, oggetti dismessi e arnesi inutili:” Poi macerie o depositi,/ assi divelte, latrati./ Muri d’alberi neri, cespugli e rare case/ illuminate? Una distesa/ di freddo guarda immobile/ il tuo asfalto bagnato.” Elementi di una natura che soggiace al alle tonalità agghiacciate e spettrali: “Betulla impietrita dal gelo, catasta nera/ di legna gravata di neve e dentro il cielo/ come una strozzatura,/ vento o ghiaccio.” Quelle di uno scenario dietro il quale s’intravvede il bagliore cupo e sinistro di un’impossibile armonia tra l’uomo e il mondo: “Due avversari/ che non si parlano ma. Dove guardare, ti chiedi,/ di quale occhio fidarsi, a chi concedersi./ Se la nebbia si apre, per un attimo,/ se il vento delle altezze alza il sipario in un turbine,/ proprio là dove il caso indirizza lo sguardo,/ appare, chiaro, un lembo di montagna, ma staccata/ da terra, quasi in volo: aquila immensa/ di roccia nera e neve, artiglio ed ala”. In un inconcluso tenersi della disperazione con la tenacia della vita: “Che sia inutile,/ questo viaggio./Inutile ed essenziale./ Nessun trasporto, o luogo dove andare./ Solo l’acqua da attraversare,/ la luce da anticipare,/ il giorno da separare/ dalla notte”...
Fabio Pusterla - poeta, traduttore e critico letterario nella Svizzera di lingua italiana, dove è nato nel 1957 e vive tutt’ora - vanta al suo attivo raccolte poetiche con cui dal 1985 a oggi ha riscosso un ampio riconoscimento di critica e prestigiosi premi internazionali. La sua ultima opera, Pietra sangue, è una silloge in cui l’autore si conferma maniacale forgiatore di una poesia insieme realista e visionaria, in cui l’essenziale e il sublime convivono e contendono in una drammatica tensione tra forze divergenti: “Sono venuti due fiumi/ uno a sinistra bianchissimo, vasto/ fiume di luce bianca/ e l’altro rapido/ e magro,/ uno era una donna vestita di chiaro/ l’altro un’arma da taglio,/ uno mi accarezzava i capelli/ l’altro tagliava la gola”. Due anime che definiscono un rapporto a un tempo di vicinanza e di assenza tra ciò che si presenta dinanzi allo sguardo angosciato e tragico del poeta e il tono disincantato di un linguaggio chiaro e oscuro, poetico e discorsivo, ardito e comprensibile, che trova lettori non solo nell’angusta cerchia dei cultori della materia. Ponendo il libro tra le riuscite più ferme dell’attuale momento poetico.