Cerulean sins
Cerulean sins è l’undicesimo capitolo della saga di Laurell K. Hamilton che vede protagonista Anita Blake, la risvegliante che vive in un mondo abitato da licantropi e vampiri, senza tralasciare qualche zombi che viene risvegliato per i motivi più disparati. Siamo alle solite: se nelle prime pagine il lettore viene attratto dalla truculenta descrizione di un rito di resurrezione compiuto per sapere se il defunto si sia suicidato o se sia morto per cause incidentali ˗ scena che in qualche modo riporta indietro i nostalgici ai tempi in cui le notti d’estate si trascorrevano in compagnia di Zio Tibia ˗ qualche pagina dopo si trova catapultato nel mondo della Hamilton, alla quale, più che la costruzione di una buona trama che scorra e si riveli avvincente, sembrano interessare le estenuanti sedute di sesso a base di sangue di Anita Blake. Ed è così che le pagine di Cerulean sins si trasformano in un manuale di anatomia in cui gli organi genitali vengono descritti con dovizia di particolari, senza trascurare i fiumi d’inchiostro spesi nella descrizione degli abiti indossati dai personaggi (strano, ma a St. Louis tutti usano le mutande di seta), nei pensieri e nei dialoghi in cui Anita deve decidere con chi accoppiarsi per soddisfare il proprio “ardeur”. Preferiamo di gran lunga i cari, vecchi, temuti vampiri, quelli che le belle donne le prosciugavano e non se le portavano a letto. Ridondante e noioso.
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