Cerulean sins

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uno
Cerulean sins
Anita Blake, negromante, cacciatrice di vampiri e risvegliante di morti, ha concluso la sua storia con il licantropo Richard. Per questo ha difficoltà a ritrovare un suo equilibrio interiore, soprattutto perché, da quando ha condiviso i marchi del vampiro master di St.Louis, Jean-Claude, è costretta a nutrire periodicamente l’ “ardeur”, un bisogno irresistibile di sesso al quale non può sottrarsi e che soddisfa accoppiandosi con lo stesso Jean-Claude – del quale è serva umana – e il leopardo mannaro Micah. Una notte, dopo aver finito un rito di resurrezione, Anita viene raggiunta dal vampiro Asher, il quale, sconvolto, le riferisce dell’arrivo anticipato in città di Musette, rappresentante del Consiglio dei Vampiri ed emissario diretto di Belle Morte, madre suprema della stirpe dei vampiri. Nel frattempo la città è sconvolta da brutali omicidi apparentemente compiuti da una creatura non umana. I sospetti di Anita cadono subito su Musette, ma deve stare attenta perché, accusandola, potrebbe scatenare le ire di Belle Morte, la quale ha intanto iniziato a prosciugarla di ogni sua energia ed è pronta a distruggere lei e chiunque le giri attorno…
Cerulean sins è l’undicesimo capitolo della saga di Laurell K. Hamilton che vede protagonista Anita Blake, la risvegliante che vive in un mondo abitato da licantropi e vampiri, senza tralasciare qualche zombi che viene risvegliato per i motivi più disparati. Siamo alle solite: se nelle prime pagine il lettore viene attratto dalla truculenta descrizione di un rito di resurrezione compiuto per sapere se il defunto si sia suicidato o se sia morto per cause incidentali ˗ scena che in qualche modo riporta indietro i nostalgici ai tempi in cui le notti d’estate si trascorrevano in compagnia di Zio Tibia ˗ qualche pagina dopo si trova catapultato nel mondo della Hamilton, alla quale, più che la costruzione di una buona trama che scorra e si riveli avvincente, sembrano interessare le estenuanti sedute di sesso a base di sangue di Anita Blake. Ed è così che le pagine di Cerulean sins si trasformano in un manuale di anatomia in cui gli organi genitali vengono descritti con dovizia di particolari, senza trascurare i fiumi d’inchiostro spesi nella descrizione degli abiti indossati dai personaggi (strano, ma a St. Louis tutti usano le mutande di seta), nei pensieri e nei dialoghi in cui Anita deve decidere con chi accoppiarsi per soddisfare il proprio “ardeur”. Preferiamo di gran lunga i cari, vecchi, temuti vampiri, quelli che le belle donne le prosciugavano e non se le portavano a letto. Ridondante e noioso.