The Sword – Fuoco

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due
The Sword – Fuoco
Dara Brighton ama dipingere, frequenta una scuola d'arte, ha amici e una normalissima famiglia medio-borghese, un ragazzo che le piace. Una vita ordinaria, se non fosse per il fatto che è paraplegica. Dara, però, è una “con le palle”: l'handicap non l'atterrisce ma la sprona, ci tiene a fare tutto da sola, godendosi solo saltuariamente le eccessive attenzioni del padre o dell'amica Julie. La sua vita cambia una sera, quando due uomini e una donna suonano alla  porta reclamando un oggetto loro di diritto e che il placido padre di Dara è accusato di aver loro sottratto.  Uno scambio di persona? Non c'è incredulità che tenga: i tre, forti di poteri sovrannaturali legati agli elementi, massacrano tutta la famiglia in breve tempo. Dara viene travolta da una trave in fiamme e, creduta morta, lasciata a marcire assieme a quel che resta dei suoi cari. Sprofondata nei sotterranei della casa, afferra casualmente l'elsa di una spada e recupera improvvisamente l'uso delle gambe. Che si tratti dell'arma cercata dal trio di assassini? La spada ha proprietà taumaturgiche ma è anche maledetta: in suo possesso la ragazza può compiere grandi gesta che la costringono a fuggire costantemente. Il mistero si infittisce al funerale dei parenti: Justin, un ex studente del padre, nel tentativo di consolarla, racconta storie su un'antica spada, narrategli dal defunto genitore...
Autori del deludente Spider-woman (“origins” della superoina Marvel reintrodotta da Brian M. Bendis nella formazione de I Vendicatori nel 2004), i Luna Brothers (Joshua ai testi e Jonathan ai disegni), fanno presto ammenda: sanno come entrare nel vivo della questione. Bando ai convenevoli, una manciata di pagine di (sapiente) introduzione e poi via a velocità warp con una corsa a ostacoli apparentemente senza soluzione. Dara e i suoi alleati sono proiettati d'improvviso dall'idillio di una vita non semplice ma canonica alle ombre di associazioni segrete e sicurezza internazionale. Su tutto, poi, una spolverata di fantastico, con un mito millenario rivelato in coda al volume (forse prematuramente?), giusto in tempo per lasciare il lettore con il fiato sospeso prima della scritta “continua”. Sia a livello narrativo che grafico i gemelli conoscono intimamente il ritmo e ne modulano l'intensità con disinvoltura. Se si è presto conquistati dalla versatilità dei dialoghi di Joshua – pur con alcune eccezioni di non plausibilità, dimenticabili – non è semplice abituarsi ai disegni di Jonathan, inizialmente percepiti come troppo semplici e puliti per restituire l'orrore dell'incipit. Eppure, con buona pace degli stereotipi, l'essenzialità diventa un valore per un susseguirsi di tavole dalla suddivisione classica e molto leggibile: la sobrietà diventa raffinatezza. A posteriori si può valutare quanto i molti personaggi in scena, le ambientazioni metropolitane, gli inseguimenti preponderanti sulle scene statiche sarebbero stati appesantiti da uno stile sperimentale, cupo o, peggio, eccessivamente realistico. Graficamente a metà tra il manga e il comic, il primo volume di The Sword non guadagna il massimo dei voti forse solo perché parte iniziale di un affresco più ampio e complesso. La contaminazione dei generi  è  chiara  dichiarazione programmatica: action, spy-story, mitologia, perfino un po' di fantasy, per un'opera che si preannuncia irrinunciabile non essendolo ancora.