Goodbye, Columbus
Premiata con il National Book Award, Goodbye, Columbus è la prima opera di Philip Roth, uscita negli Stati Uniti nel 1959, quando lo scrittore aveva ventisei anni. Nel 1969 ne verrà realizzato un adattamento cinematografico diretto da Larry Peerce, con Richard Benjamin e Ali MacGraw. Si tratta di un romanzo breve, che la Einaudi editore manda in libreria corredato da cinque racconti: La conversione degli ebrei; Difensore della fede; Epstein; Non si può giudicare un uomo dalla canzone che canta; Eli, il fanatico. Nel libro ritroviamo la limpidezza della prosa elegante e insieme tagliente dell’autore statunitense, l’abilità con cui ha saputo spostare psicologia e scrittura verso la letteratura cosiddetta alta e alcuni dei temi narrativi che diventeranno inconfondibilmente suoi nei romanzi successivi: la ricostruzione degli ambienti famigliari e sociali dei quartieri del New Jersey in cui la piccola borghesia ebraica trascina un’esistenza misera ma tignosa; la meditazione forte e critica sulla condotta di vita di quella parte della comunità ebraica che ce l’ha fatta, intrisa di orgoglio e presunzione, di perbenismo e ipocrisia; l’angosciato inno alla morte dell’amore, che è delusione dopo essere stato solo eros.
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