Coffee-table book

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due
Coffee-table book
Ventisei quartine regolari, costituite essenzialmente da sintagmi nominali declinati senza alcuna connessione l’uno con l’altro: “Tenera è la notte/ tutto intorno al’opera/ progettando in grande/ tra sogno e realtà”. Un collage scomposto e irrisolto di espressioni linguistiche mutuate dalla retorica commerciale e mediatica, ma anche dal vaniloquio della vulgata quotidiana: “I progetti della fantasia/ a vele spiegate verso il cielo/ la stagione astratta delle forme/ la seconda vita delle cose”. Un esercizio di raffinata e inesorabile critica in cui i versi raccolgono l’eco di seduzioni banali e ordinarie che vengono tessute in uno stame di apparente compostezza, ma vivificato dal distinto tratto ironico che li attraversa: “Girotondo di luce/ quel che resta del mare/ la quiete tra le pietre/ la forza del destino”… 
L’impulso a poetare si organizza linguisticamente rispondendo nelle forme più diverse alle varie occasioni, pubbliche e private, serie e scherzose. Per questa ragione il pubblico può orientare le proprie preferenze tra poesia comica e poesia solenne, tra poesia allegra e poesia malinconica, tra poesia impegnata e poesia leggera, tra poesia licenziosa e poesia pura. Ma non è frequente che oggi un autore cerchi le consonanze ai propri toni lontano dall’ambiente in cui l’arte poetica si è venuta fin qui sviluppando. Il rapporto di Alessandro Broggi – poeta, scrittore e giornalista nato a Varese nel 1973 – con la poesia risulta ispirato da un intento ironico che tuttavia non diventa mai cinismo, da una saggezza critica ma distaccata, da una visione amara  e forse esaustiva. In questa sua ultima plaquette l’autore si confronta, infatti, con una dimensione espressiva desiderosa di distanziamento, tanto dalle battute vie del sentimento quanto dalla ragna insidiosa delle speculazioni di ordine metafisico, tanto dalla esausta vena lirica quanto dalle sollecitazioni del linguaggio sperimentale. Ci troviamo perciò dinanzi a un volumetto agile e di facile consultazione quanto una piccola navicella diretta ben oltre la semplicità dell’approdo e probabilmente della poesia stessa.