Venezia, un sogno

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due
Venezia, un sogno
Dontlaic ricordino. È così che ti soprannominò Ivonne quando, da turista americano (ma a te non piaceva definirti tale, non eri un turista, tanto meno un viaggiatore. Eri uno che si spostava “perché il mondo è grande e va percorso, calpestato, respirato. Il mondo è un tutto che non si deve sprecare stando fermi in un angolo”), entrasti nel suo negozio di souvenir a Venezia e con il tuo italiano stentato le dicesti che i suoi ricordini in vendita non ti piacevano ma lei, oh sì, lei ti piaceva  moltissimo. Ivonne l'hai poi sposata e ci hai fatto un figlio, Felix, con il quale hai un rapporto conflittuale, fatto di rivalità e gelosia per quella simbiosi madre-figlio che ti ha sempre fatto sentire tagliato fuori. Ivonne l'hai pure tradita, prima con una mangiatrice di fuoco di cui non hai mai saputo il nome, poi con Marina, conosciuta durante una manifestazione contro le sostanze tossiche riversate in laguna. E se della prima ti è rimasto un ricordo sbiadito, della seconda ti sei innamorato anche se non hai mai lasciato Ivonne per lei. Ora, capelli ingrigiti, vedovo, una voglia (necessità) di recuperare i ricordi del passato, quei ricordi che solo fino a poco tempo fa disdegnavi perché “i ricordi impediscono di vivere il presente”, ti ritrovi a litigare con Felix perché la vostra casa alla Giudecca non vuoi venderla, da Venezia non te ne vuoi andare - le tue radici sono qui - e se c'è da compiere un gesto estremo di protesta per fargli cambiare idea, lo farai...
La trama di Venezia, un sogno non è delle più avvincenti. La vita di dontlaic ricordino Thomas è tutto sommato piatta. Da un venticinquenne californiano voglioso di “vivere momento per momento senza passato e senza futuro”, scappato di casa senza dire una parola, che percorre l'America da ovest a est per poi finire in Europa, ti aspetteresti chissà quali avventure rocambolesche. Thomas che fa invece? Mette radici a Venezia: si innamora, lavora come cameriere, si sposa, tradisce la moglie, diventa padre, tradisce di nuovo la moglie, l'assiste durante la sua malattia e, quando rischia di doversene andare dalla laguna, fa di tutto per rimanerci. Questo è quanto. Una vita tutto sommato come tante. Ma sono le emozioni a fare la differenza, no? Quelle ingarbugliate e poco esplicitate vissute da Thomas e quelle che attraverso di lui viviamo noi lettori. Noi che ci affezioniamo a dontlaic ricordino Thomas - che non è tra i più amabili dei personaggi - ma che, pagina dopo pagina, nel suo sentirsi sempre più veneziano e pronto a difendere l'appartenenza alla città che ha scelto, guadagna punti. E poi Venezia: così bella che non ci si prova neanche a trovare un aggettivo meno abusato per descriverla. Avvertiamo lo stesso incanto di Thomas per una città che puzza, che è umida, che è assediata da turisti vocianti e maleducati, che è invasa da piccioni famelici ma che, se cammini per le vie del ghetto o nel quartiere alle spalle delle fondamenta nuova, ti seduce senza possibilità di resistenza. È questo il punto di forza del romanzo:  saper rendere la personalità dolente di Thomas attraverso l'atmosfera decadente ma affascinante di Venezia.