Venezia, un sogno
La trama di Venezia, un sogno non è delle più avvincenti. La vita di dontlaic ricordino Thomas è tutto sommato piatta. Da un venticinquenne californiano voglioso di “vivere momento per momento senza passato e senza futuro”, scappato di casa senza dire una parola, che percorre l'America da ovest a est per poi finire in Europa, ti aspetteresti chissà quali avventure rocambolesche. Thomas che fa invece? Mette radici a Venezia: si innamora, lavora come cameriere, si sposa, tradisce la moglie, diventa padre, tradisce di nuovo la moglie, l'assiste durante la sua malattia e, quando rischia di doversene andare dalla laguna, fa di tutto per rimanerci. Questo è quanto. Una vita tutto sommato come tante. Ma sono le emozioni a fare la differenza, no? Quelle ingarbugliate e poco esplicitate vissute da Thomas e quelle che attraverso di lui viviamo noi lettori. Noi che ci affezioniamo a dontlaic ricordino Thomas - che non è tra i più amabili dei personaggi - ma che, pagina dopo pagina, nel suo sentirsi sempre più veneziano e pronto a difendere l'appartenenza alla città che ha scelto, guadagna punti. E poi Venezia: così bella che non ci si prova neanche a trovare un aggettivo meno abusato per descriverla. Avvertiamo lo stesso incanto di Thomas per una città che puzza, che è umida, che è assediata da turisti vocianti e maleducati, che è invasa da piccioni famelici ma che, se cammini per le vie del ghetto o nel quartiere alle spalle delle fondamenta nuova, ti seduce senza possibilità di resistenza. È questo il punto di forza del romanzo: saper rendere la personalità dolente di Thomas attraverso l'atmosfera decadente ma affascinante di Venezia.
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