I vermi conquistatori

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due
I vermi conquistatori
Il vedovo pluriottantenne Teddy Garnett, ex operatore radio dell'Aeronautica Militare, vive in una villetta isolata in montagna a Punkin’ Center, sette case, un ufficio postale e un negozio di articoli agricoli sperduto da qualche parte nei boschi del West Virginia. Non frequenta molto i suoi vicini bifolchi, al massimo fa un salto ogni tanto in un paese vicino all'associazione degli ex combattenti, a fare una partita a scacchi. Il vecchio Teddy preferisce la compagnia dei libri e della tv a quella delle persone. È proprio in tv che ha visto il paffuto meteorologo del “Today Show” spararsi in diretta, forse sconvolto dall'idea di raccontare le solite previsioni del tempo da incubo. Sul mondo infatti piove da 30 giorni a dirotto, e la pioggia sembra non finire mai. Le città costiere sono state spazzate via da furenti tempeste e tsunami, in tanti già parlano di un nuovo Diluvio Universale, quasi tutto sta andando in malora. Quando saltano definitivamente anche telefono ed elettricità, Teddy decide di recarsi alla vicina cittadina di Renick col suo pick-up, ma dopo pochi chilometri è costretto a fermarsi: la strada è bloccata dagli alberi caduti, e giù nella vallata si scorge solo acqua: dove prima c'erano le case ora c'è solo una specie di mare in tempesta. La mattina del 41esimo giorno di pioggia, l'anziano è testimone di un evento bizzarro: mentre è alla finestra come al solito a guardare gli sparuti animali rimasti nel boschetto davanti casa sua, zuppi d'acqua e macchiati da una strana muffa bianca, vede un verme grosso come un serpente schizzare fuori dal fango e ghermire un pettirosso. E poi il garage inizia a brulicare letteralmente di vermi, e poi in cortile cominciano ad apparire strane buche tappezzate da una strana sostanza bavosa, e poi...
Preceduto da un entusiastico tam tam sulle testate online specializzate, arriva finalmente anche in Italia Brian Keene, vincitore di ben due Bram Stoker Award e uno dei protagonisti della 'zombie new wave' statunitense assieme all'immenso Max Brooks e al visionario David Wellington, entrambi pubblicati da noi già da anni con un certo successo. La perplessità sulle scelte del mercato editoriale di casa nostra però permangono, perché a raggiungere gli scaffali delle nostre librerie per primo è un romanzo apparentemente minore di Keene, nato nel 2005 dalla fusione di due racconti (Earthworm Gods e The Garden Where My Rain Grows) pubblicati in antologie (No Rest For The Wicked e Fear Of Gravity, rispettivamente). La natura 'bricolage' de I vermi conquistatori - che titolo, ragazzi! - emerge chiaramente dallo svolgimento del plot e rappresenta a ben vedere al tempo stesso la forza e la debolezza del romanzo. A una prima parte (che in realtà è costituita dal racconto di pubblicazione più recente) classicamente apocalittica, con due protagonisti assediati da una catastrofe più o meno naturale, segue - o per essere onesti è appiccicata col nastro adesivo – una seconda parte da horror urbano-esoterico, con un gruppo di sbandati che lotta contro mostri soprannaturali emersi dall'abisso degli oceani e delle tradizioni popolari più antiche grazie alle evocazioni di una setta satanica (!!!). Il continuo rimbalzare tra originalità (amareggiati vecchietti come protagonisti, per esempio) e canone (la seconda parte è puro Lovecraft, non nel senso che ricorda le atmosfere dello scrittore di Providence, ma nel senso che proprio vi appaiono esponenti del mostruoso pantheon alieno da lui immaginato) dona alla storia un bizzarro fascino malgrado gli  innegabili difetti strutturali e stilistici.