La donna in nero
Scritto negli anni ’80, questo romanzo di Susan Hill è davvero un gioiello della narrativa contemporanea e non lasciatevi ingannare dal fatto che lo troverete esposto quasi sempre nello scaffale degli horror, La donna in nero non ha nulla in comune con la letteratura horror che abbiamo imparato a conoscere dagli anni ’70 a oggi (spesso più vicina alla violenza che alla suspense): è piuttosto una ghost story delle più classiche, e se non conoscessimo l’autrice potremmo benissimo crederlo un romanzo gotico dell’800. Questo è il grande talento della Hill: costruire una storia di ambiente e forma classica conservando allo stesso tempo una modernissima agilità nel ritmo e nella scrittura. Qui la curiosità non viene mai a mancare, e gli elementi più cupi sono abilmente bilanciati da sporadici sprazzi di serenità che allentano la tensione giusto in tempo per stringerci ancora di più nella morsa dell’angoscia. Non ci saranno colpi di mannaie e serial killer in agguato (né tantomeno, per fortuna, affascinanti e sbrilluccicosi vampiri) ma vi posso assicurare che di pagina in pagina la paura crescerà e sentirete fin dentro le ossa ogni scricchiolio di porta e ogni lamento nella nebbia. Se avete amato autori raffinati e sottili come Bram Stoker (impossibile non apprezzare l’espediente, ripreso dalla Hill, dell’incarico legale), Edgar Allan Poe e Henry James non potrete non amare questo libro. L’unico rimpianto? Averlo letto in un soleggiato pomeriggio d’estate. Concedetevi una lettura serale, o meglio notturna, magari con un gatto a farvi compagnia e il freddo dell’inverno fuori dalla porta. L’effetto è garantito.
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