Ti parlo da una vita
E la fede è proprio il collante di queste toccanti testimonianze raccolte per noi dalla giornalista Stefania Rossotti. Immaginare la possibilità di un Aldilà, avvicinandosi a Dio, ridona la forza e la speranza. Certo, leggere il libro in una simile prospettiva può sembrare fazioso, semplificativo, banale, oltraggioso nei confronti di chi non possiede un Dio al quale rivolgere le proprie preghiere. In realtà, l’intento delle storie non è quello di convertire, dimostrare la validità di una religione, quanto piuttosto di raccontare le straordinarie esperienze di alcune donne che non hanno voluto affidarsi al silenzio di chi le ha lasciate. Stefania Rossotti è una di loro. Non ha pianto un figlio. Ha perduto la sua “amica unica”. A cinquantadue anni, per un cancro. Dopo una vita sempre insieme, l’una la metà dell’altra, il suo opposto e il suo complementare, a battagliare nei centri sociali, a scoprire il mondo, a rintanarsi dentro l’auto per chiacchierare, ridere, piangere, in un tempo che non si conta. Mai e poi mai avrebbe pensato, dando retta al raziocinio che caratterizza il suo mestiere come la sua personalità, di essere capace di trovare un modo per continuare a parlare con la sua inseparabile Claudia, anche dopo la morte. Eppure è successo. I corsivi che inframmezzano i capitoli dedicati alle “madri” ne sono la più intensa, sentita prova. Impossibile non coglierne la sincerità, l’onestà intellettuale, il cuore e - probabilmente fuori dagli intenti dell’autrice - una notevole vena letteraria che commuove, dato l’argomento, ma convince anche da un punto di vista puramente narrativo.
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