Ti parlo da una vita

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
Ti parlo da una vita
Gemma, Edda, Carla, Maria Letizia, Annamaria, Marta, Margherita, Monica. Sono donne come tante altre. Con un lavoro, una casa, una famiglia, una quotidianità fatta di piccoli gesti, abitudini. A un certo punto, la loro vita precipita. Le donne, solitamente, sanno come risalire da qualsiasi pozzo. A nessuna madre, però, si può domandare di resistere alla fine di un figlio. Nessun conforto, nessuna parola, nessuna scusa o promessa possono bastare, riescono a giustificare un dramma così devastante. Le madri che sopravvivono ai figli, scontano, dopo il più atroce dei dolori, l’esilio della loro stessa esistenza, che prosegue crudelmente, senza un perché. Poi, all’improvviso, arriva un segno. Il segno a lungo atteso, desiderato, sognato, implorato. Una voce, un fiore, lo squillo di un cellulare… non flebili indizi, bensì concreti, seppure incredibili messaggi, che vogliono significare una cosa soltanto, la più importante: che oltre questa vita, c’è un altro luogo in cui tutti, un giorno, ci rincontreremo. Bisogna crederci…
E la fede è proprio il collante di queste toccanti testimonianze raccolte per noi dalla giornalista Stefania Rossotti. Immaginare la possibilità di un Aldilà, avvicinandosi a Dio, ridona la forza e la speranza. Certo, leggere il libro in una simile prospettiva può sembrare fazioso, semplificativo, banale, oltraggioso nei confronti di chi non possiede un Dio al quale rivolgere le proprie preghiere. In realtà, l’intento delle storie non è quello di convertire, dimostrare la validità di una religione, quanto piuttosto di raccontare le straordinarie esperienze di alcune donne che non hanno voluto affidarsi al silenzio di chi le ha lasciate. Stefania Rossotti è una di loro. Non ha pianto un figlio. Ha perduto la sua “amica unica”. A cinquantadue anni, per un cancro. Dopo una vita sempre insieme, l’una la metà dell’altra, il suo opposto e il suo complementare, a battagliare nei centri sociali, a scoprire il mondo, a rintanarsi dentro l’auto per chiacchierare, ridere, piangere, in un tempo che non si conta. Mai e poi mai avrebbe pensato, dando retta al raziocinio che caratterizza il suo mestiere come la sua personalità, di essere capace di trovare un modo per continuare a parlare con la sua inseparabile Claudia, anche dopo la morte. Eppure è successo. I corsivi che inframmezzano i capitoli dedicati alle “madri” ne sono la più intensa, sentita prova. Impossibile non coglierne la sincerità, l’onestà intellettuale, il cuore e - probabilmente fuori dagli intenti dell’autrice - una notevole vena letteraria che commuove, dato l’argomento, ma convince anche da un punto di vista puramente narrativo.